Le scarse nevicate dell’inverno e le temperature elevate dell’estate hanno accelerato la fusione dei ghiacciai del Trentino. Le prime stime del bilancio di massa annuale, elaborate sulla base dei rilievi eseguiti durante la stagione estiva, confermano una situazione di forte sofferenza per i ghiacciai dell’Adamello-Mandrone, del Careser e de La Mare.
Le misurazioni sono state condotte dall’Ufficio previsioni e pianificazione della Provincia autonoma di Trento, dalla Commissione glaciologica della Società degli alpinisti tridentini e dal Muse, con la collaborazione del Servizio glaciologico lombardo e dell’Università degli studi di Padova. I dati descrivono una perdita di massa diffusa, che ha interessato anche le aree più elevate, un tempo considerate il bacino di accumulo della neve.
Mandrone, arretramento di oltre 500 metri
Sul ghiacciaio dell’Adamello, il più esteso d’Italia, gli accumuli nevosi dello scorso inverno sono risultati inferiori alla media. Alle precipitazioni ridotte si sono aggiunte temperature estive elevate, con lo zero termico spesso oltre i 4.800 metri, condizioni che hanno favorito la fusione della copertura nevosa. La lingua glaciale del Mandrone è arretrata di circa 265 metri in tre anni e di oltre 500 metri nell’ultimo decennio.
Le elaborazioni dei rilievi indicano per il Mandrone una perdita media di 2,90 metri di equivalente in acqua, il secondo dato più negativo della serie recente dopo i 3,7 metri registrati nel 2022. La riduzione maggiore dello spessore è stata osservata vicino alla fronte glaciale, con una perdita stimata di 4,77 metri di equivalente in acqua. Nelle zone sommitali l’ablazione è stata più contenuta, ma ha comunque raggiunto 1,8 metri nei pressi del Dosson di Genova.
Careser, il bilancio peggiore
Anche il ghiacciaio del Careser ha risentito delle scarse nevicate. A maggio 2026 l’accumulo nevoso era inferiore del 35 per cento rispetto alla media storica, un’anomalia meno marcata di quella del 2022, quando aveva raggiunto il 50 per cento. La stagione di fusione è iniziata già a maggio ed è stata accompagnata da ondate di calore prolungate. All’inizio di luglio, la superficie glaciale risultava completamente priva di neve residua.
La stima preliminare del bilancio di massa del Careser è pari a -4 metri di equivalente in acqua, un valore estremamente negativo e vicino al minimo dell’intera serie di misurazioni, avviata nel 1967 e raggiunto nel 2022. Il dato conferma l’intensità della fusione registrata nel corso dell’estate.
Sul vicino ghiacciaio de La Mare, l’accumulo nevoso invernale è risultato inferiore del 22 per cento rispetto alla media storica. La fusione estiva ha portato alla scomparsa dell’intera copertura nevosa invernale e di gran parte del nevato accumulato nella parte alta tra il 2024 e il 2025. Il bilancio di massa è stato stimato in -2,2 metri di equivalente in acqua, un valore confrontabile con quello del 2003 e secondo soltanto ai 3 metri di perdita registrati nel 2022.