VERSO LA MANOVRA

Manovra, 5 miliardi da banche e assicurazioni (che però protestano). Giorgetti cerca le coperture, scaramucce nella maggioranza

Il Documento programmatico di bilancio disegna una legge da 23,5 miliardi, con quasi 11 miliardi a carico del settore finanziario nel triennio

Manovra, 5 miliardi da banche e assicurazioni (che però protestano). Giorgetti cerca le coperture, scaramucce nella maggioranza

Cinque miliardi nel 2027, quasi undici nell’arco del triennio.

È il contributo che il Governo conta di ottenere da banche e assicurazioni per finanziare la prossima legge di Bilancio.

Una cifra che pesa in modo significativo su una manovra da circa 23,5 miliardi di euro e che, prima ancora di tradursi in misure concrete, apre un nuovo fronte di confronto tra l’Esecutivo e il mondo finanziario.

Ma anche all’interno della stessa maggioranza, dove Lega e Forza Italia continuano a distinguersi sul metodo con cui chiedere risorse agli istituti di credito.

Il Dpb, le strategie dell’Italia all’esame dell’Ue

Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) è stato trasmesso a Bruxelles ieri, giovedì 15  ottobre 2026 e mette nero su bianco le coordinate della manovra.

L’obiettivo dichiarato è sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, con particolare attenzione alle fasce più fragili, e accompagnare gli investimenti delle imprese, mantenendo al tempo stesso sotto controllo i conti pubblici.

Il problema, non di poco conto, è come finanziare gli interventi.

Banche e assicurazioni, la richiesta che sorprende gli istituti

La novità che sta facendo più discutere in queste ore è il nuovo contributo richiesto al settore finanziario.

Secondo quanto emerge dal Dpb, le risorse attese ammontano a poco più di 5 miliardi nel 2027 e a circa 10,7 miliardi complessivi nel triennio 2027-2029.

Il documento, tuttavia, non chiarisce ancora attraverso quali strumenti verranno raccolte le somme, né come sarà ripartito l’onere tra banche, compagnie assicurative e altre società finanziarie.

È proprio questa mancanza di dettagli ad alimentare le perplessità degli istituti.

Alcuni istituti nel tardo pomeriggio della giornata di ieri hanno lamentato che il settore sarebbe stato informato senza una preventiva negoziazione e senza un confronto sulle modalità dell’intervento.

Gli interrogativi messi sul tavolo

L’Abi, in attesa di indicazioni più precise, guarda con contrarietà a una nuova richiesta dopo l’intesa raggiunta lo scorso anno, che aveva già previsto un contributo di 10 miliardi nell’arco di tre anni.

Sul tavolo resta anche la questione dello strumento da utilizzare. Tra le ipotesi che circolano ci sono interventi sulle imposte e sulle attività fiscali differite, le cosiddette Dta, ma al momento non è possibile considerare definita la soluzione tecnica.

Il tema è particolarmente delicato perché si innesta su un precedente accordo con il comparto bancario e assicurativo e su un confronto politico che va avanti da settimane.

Le scaramucce nella maggioranza, le posizioni di Forza Italia e Lega

Come detto, sempre in queste ore è emersa qualche scaramuccia nella maggioranza.

La distanza tra Lega e Forza Italia si è manifestata già prima della presentazione del Dpb.

Il vicepremier Matteo Salvini aveva indicato pubblicamente la soglia dei 5 miliardi, auspicando un contributo “volontario, gioioso e spontaneo” da parte di banche e assicurazioni.

Il leader della Lega Matteo Salvini

La sua idea è che il sistema finanziario, alla luce degli utili attesi, possa sostenere una quota significativa dello sforzo richiesto al Paese.

Salvini aveva anche chiarito di voler arrivare al risultato attraverso un confronto, senza introdurre necessariamente una nuova norma impositiva.

Una linea che, almeno nelle intenzioni, cerca un’intesa con gli alleati. Ma sulla quale Forza Italia continua a porre paletti precisi.

Il leader azzurro e ministro degli Esteri Antonio Tajani è contrario a una tassa sugli extraprofitti e rivendica il metodo della concertazione con le imprese. Per Forza Italia, gli istituti possono essere chiamati a contribuire alle esigenze del Paese, ma attraverso un accordo e non mediante un’imposizione che rischi di penalizzare gli investimenti o di creare incertezza sui mercati.

Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia
Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia

La posizione degli azzurri è dunque quella di distinguere tra un contributo concordato e una nuova tassa straordinaria.

Dalla Lega, invece, arriva una prima valutazione positiva del documento.

Il senatore Claudio Borghi ha definito il Dpb “un segnale positivo”, in linea con la richiesta del Carroccio di ottenere un contributo consistente dal settore finanziario.

Il confronto resta aperto e la formulazione definitiva della misura sarà uno dei passaggi da seguire nei prossimi giorni, mentre il Governo lavora alla stesura della legge di Bilancio.

Famiglie, sanità e difesa: come saranno distribuite le risorse

Nelle indicazioni contenute nel documento, circa 5 miliardi sono destinati alle politiche per le famiglie e alla spesa sociale.

Alla difesa sono assegnati circa 4,5-4,6 miliardi, mentre per la sanità sono previsti 2,4 miliardi.

Alle infrastrutture andrebbero 3,1 miliardi, mentre per le misure fiscali la dotazione indicata è di circa 2,16 miliardi.

Proprio quest’ultima voce appare limitata rispetto alle ambizioni della maggioranza.

Tra gli interventi sostenuti da Forza Italia figurano l’alleggerimento dell’Irpef per il ceto medio, una maggiore attenzione fiscale ai giovani e la detassazione delle tredicesime e degli aumenti contrattuali.

L’estensione dell’aliquota Irpef agevolata fino a 60mila euro, da sola, avrebbe un costo stimato di circa 2,7 miliardi.

L’opposizione attacca: “Il conto del fallimento di Meloni”

Il centrosinistra giudica insufficiente il quadro delineato dal Governo e punta il dito contro la crescita economica, i salari e il debito pubblico.

Francesco Boccia del Pd

Il presidente dei senatori del Partito democratico, Francesco Boccia, ha definito il Dpb in maniera dura e perentoria:

“L’epitaffio di quattro anni di politica economica del Governo Meloni”.

Nell’analisi dei dem la crescita resta debole, il debito aumenta in rapporto al Pil e i salari reali non hanno recuperato il potere d’acquisto perduto.

Boccia ha poi contestato la pressione fiscale e la necessità di cercare nuove coperture per una manovra che, a suo giudizio, non offre una strategia sufficientemente incisiva per rilanciare produttività, investimenti e redditi.

Dal Partito democratico arriva anche la critica secondo cui le difficoltà internazionali non possono giustificare ogni risultato economico negativo.

Per l’opposizione, il Governo avrebbe dovuto utilizzare i quattro anni di legislatura per costruire condizioni più solide di crescita e protezione del potere d’acquisto.

La maggioranza si difende: “Disegnano l’apocalisse”

La replica della maggioranza è affidata, tra gli altri, al deputato di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti, che accusa Boccia di selezionare soltanto i dati più sfavorevoli e di descrivere uno scenario di “apocalisse economica” che non corrisponderebbe alla realtà.

Giorgio salvitti di Fratelli d'Italia
Giorgio Salvitti di Fratelli d’Italia

A supportare l’azione del Governo anche Maurizio Lupi leader di Noi Moderati:

Maurizio Lupi di Noi Moderati

“L’obiettivo della maggioranza è trasformare le risorse disponibili in risposte concrete per gli italiani”.

Bonelli: «Un carro armato vale più di cinque pronto soccorso»

Tra le critiche più nette c’è quella di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che mette a confronto gli stanziamenti per la difesa e quelli destinati alla sanità.

Angelo Bonelli di Avs

Per Bonelli, il rapporto tra le due voci rappresenta una scelta politica sbagliata: da qui la provocazione secondo cui, per il governo, “un carro armato vale più di cinque pronto soccorso”.

Il tema è quello delle priorità della spesa pubblica. Con circa 2,4 miliardi destinati alla sanità e oltre 4,5 miliardi alla difesa, l’opposizione chiede di rafforzare gli investimenti nel servizio sanitario, in un momento in cui liste d’attesa, accesso alle cure e carenza di personale restano questioni centrali.