PRESA DI POSIZIONE

Aumenti di stipendio ai magistrati, la premier: “Non firmo il Decreto”

"Per farlo, occorrerebbe un miliardo: quello che serve per sostenere l'Autotrasporto in difficoltà per il caro carburante". L'Anm: "Somme dovute per legge"

Aumenti di stipendio ai magistrati, la premier: “Non firmo il Decreto”

Sull’aumento di stipendi dei magistrati è braccio di ferro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La presidente del Consiglio contesta l’impatto economico degli adeguamenti retributivi dopo la decisione del Consiglio di Stato.

L’associazione dei magistrati preannuncia nuove iniziative legali in caso di mancato pagamento.

Il braccio di ferro Meloni-magistrati, cosa sta succedendo

Al centro della vicenda ci sono gli adeguamenti delle retribuzioni conseguenti a una pronuncia del Consiglio di Stato e le modalità con cui dare attuazione alla decisione.

Giorgia Meloni ha manifestato la propria contrarietà a un esborso che, secondo le stime riportate nella ricostruzione della vicenda, potrebbe avere un impatto molto rilevante sui conti pubblici.

Di fatto, come emerso in queste ultime ore la posizione del Governo si sta “scontrando” con quella dell’Associazione nazionale magistrati, che rivendica il riconoscimento degli importi dovuti e prospetta il ricorso alle vie legali qualora le somme non venissero corrisposte.

Il perché del contenzioso, un salto all’indietro di qualche anno

In realtà, per comprendere l’origine e i contorni del contenzioso (con le polemiche che si stanno alzando) occorre tornare agli interventi normativi del 2021, quando furono introdotti correttivi ai criteri utilizzati per determinare gli incrementi degli stipendi.

La questione riguarda il metodo di calcolo degli adeguamenti e, in particolare, i parametri da utilizzare per individuare le retribuzioni di riferimento.

La successiva pronuncia del Consiglio di Stato ha rimesso in discussione il sistema adottato, aprendo la strada a una revisione dei conteggi.

Da qui nasce il problema dell’applicazione della decisione e delle conseguenze finanziarie per l’amministrazione pubblica.

Gli importi spettanti ai singoli magistrati non sarebbero uniformi, ma dipenderebbero da elementi quali il livello retributivo e l’anzianità di servizio.

Le cifre complessive prospettate nel dibattito rendono la vicenda particolarmente delicata, soprattutto in una fase nella quale il Governo deve conciliate le diverse esigenze di spesa.

La presa di posizione della premier

Fatto sta che la premier Giorgia Meloni ha espresso una posizione netta: la priorità, nella distribuzione delle risorse pubbliche, deve rimanere il sostegno alle fasce più deboli.

La presidente del Consiglio contesta quindi l’opportunità di destinare somme così consistenti agli adeguamenti retributivi dei magistrati.

La posizione della premier è stata esplicitata in una dichiarazione rilasciata telefonicamente al direttore dell’Adnkronos, Davide Desario, ieri domenica 18 ottobre 2026:

“Direttore non firmerò. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario”.

E la premier ha aggiunto:

“In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”.

La premier ha quindi richiamato le difficoltà dell’autotrasporto e la necessità di reperire fondi per evitare ripercussioni sulla distribuzione delle merci, dichiarandosi comunque disponibile al confronto con le associazioni rappresentative della magistratura.

La questione, tuttavia, non è soltanto politica.

Quando una decisione giudiziaria impone determinati adempimenti all’amministrazione, il margine di intervento del Governo deve essere valutato alla luce degli obblighi giuridici e delle procedure previste dall’ordinamento.

Tra le ipotesi richiamate nella vicenda figura anche la nomina di un “commissario ad acta”, strumento che può essere utilizzato, nei casi e alle condizioni previste dalla legge, per assicurare l’esecuzione di un provvedimento.

Un eventuale ricorso a questa procedura aprirebbe un nuovo capitolo del confronto istituzionale.

I paletti dei magistrati

Dalla sua, l’Associazione nazionale magistrati non sembra intenzionata a rinunciare alle proprie richieste.

In assenza del riconoscimento degli importi rivendicati, la prospettiva indicata è quella di ulteriori iniziative giudiziarie.

Messi sul tavolo tutti gli elementi, la vicenda è decisamente intricata e si delinea su una prospettiva ancora più ampia: il rapporto tra l’esecuzione delle decisioni della giustizia, la gestione delle risorse pubbliche e le scelte di indirizzo politico.

Da una parte c’è allora la necessità di dare seguito agli obblighi stabiliti nelle sedi competenti; dall’altra, la volontà del Governo di contenere gli oneri per il bilancio dello Stato.

Sempre ad Adnkronos, ma anche all’Ansa il vicesegretario dell’Anm Stefano Celli ha commentato:

“C’è stata una causa, c’è stata una sentenza, se il governo adempie bene, se non adempie o adempie in parte andremo avanti con il giudizio di ottemperanza. Noi crediamo nello stato di diritto”.