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Martini (NM): “Dalla Sfinge di Miramare al Porto di Trieste, fino a Joyce e Svevo: una città che unisce storia, cultura e sviluppo”

Mirko Martini (Noi Moderati) racconta le eccellenze della città: dalla Sfinge egizia del Castello di Miramare all’elettrificazione delle banchine, dal Museo LETS alla tradizione dello strucolo in straza.

Martini (NM): “Dalla Sfinge di Miramare al Porto di Trieste, fino a Joyce e Svevo: una città che unisce storia, cultura e sviluppo”

“Trieste è una città straordinaria, nella quale storia, cultura, mare e sviluppo economico si intrecciano continuamente. È una città che custodisce testimonianze antichissime, che ha ospitato alcuni dei più grandi protagonisti della letteratura europea e che continua a guardare al futuro attraverso importanti investimenti infrastrutturali. Raccontare Trieste significa proprio questo: partire dalle sue bellezze e dalle sue curiosità per comprendere quanto sia profonda la sua vocazione internazionale”.

Lo ha dichiarato Mirko Martini (Consigliere Comune Trieste – Noi Moderati), intervenendo nella trasmissione  Aria Pulita, programma condotto da Simona Arrigoni sul circuito nazionale Netweek.

La Sfinge di Miramare: un pezzo di antico Egitto affacciato sul Golfo di Trieste

«Voglio partire da uno dei luoghi più conosciuti e fotografati della nostra città: il Castello di Miramare. Tutti conoscono la bellezza del castello voluto dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo, ma non tutti sanno che nel suo porticciolo si trova un’autentica sfinge egizia antica. È una presenza davvero particolare, che racconta la passione di Massimiliano per i viaggi, per la storia e per le civiltà del passato. Questa scultura ci ricorda come Miramare non fosse soltanto una residenza affacciata sul mare, ma anche un luogo nel quale trovavano espressione gli interessi culturali e scientifici del suo proprietario. Proprio a questa affascinante vicenda è dedicata la mostra “Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”, ospitata alle Scuderie di Miramare dal 2 aprile al 1° novembre 2026, realizzata dal Museo storico e Parco del Castello di Miramare in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. È un’occasione per approfondire la storia delle collezioni egizie di Massimiliano e per scoprire un aspetto meno conosciuto del nostro patrimonio culturale. Credo che questa sia una delle grandi potenzialità turistiche di Trieste: abbiamo luoghi conosciuti in tutto il mondo, ma al loro interno si nascondono storie e curiosità capaci di sorprendere persino chi vive qui da sempre. Valorizzare questi dettagli significa arricchire l’offerta culturale della città e offrire ai visitatori nuove ragioni per scoprirla». Il Porto di Trieste e l’elettrificazione delle banchine: sviluppo economico e sostenibilità. Dalla storia di Miramare passiamo al mare, che da secoli rappresenta il principale elemento di sviluppo economico e di apertura internazionale della nostra città. Uno degli investimenti più significativi riguarda l’elettrificazione del Molo dei Bersaglieri, dove attraccano le grandi navi da crociera. Si tratta di un intervento da circa 11 milioni di euro, destinato a rendere più sostenibile l’attività portuale. Il principio è semplice: anche quando una nave è ferma in porto, ha bisogno di energia elettrica per alimentare i servizi di bordo. Attraverso il sistema del cold ironing, le navi tecnicamente predisposte possono collegarsi alla rete elettrica terrestre, evitando di mantenere in funzione i generatori ausiliari durante la sosta. Questo significa ridurre le emissioni in atmosfera e il rumore, con benefici per l’ambiente e per la qualità della vita dei cittadini. Nel maggio 2026 è stata annunciata la conclusione dei lavori, con il successivo passaggio del collaudo. L’obiettivo deve essere quello di arrivare alla piena operatività dell’infrastruttura. È particolarmente importante per Trieste, perché il nostro terminal crocieristico si trova praticamente nel cuore della città. Dobbiamo continuare a sostenere il turismo crocieristico e le sue ricadute economiche, ma contemporaneamente adottare tutte le tecnologie disponibili per ridurne l’impatto ambientale. Sviluppo economico e sostenibilità non devono essere considerati obiettivi contrapposti, ma due elementi della stessa strategia di crescita.
James Joyce e Italo Svevo: quando il porto incontra la grande letteratura europea. E proprio parlando del porto e delle attività industriali di Trieste possiamo costruire un collegamento sorprendente con la storia della letteratura.

Non tutti sanno, infatti, che *Italo Svevo*, il cui vero nome era Ettore Schmitz, lavorava nell’azienda della famiglia Veneziani, specializzata nella produzione di vernici antivegetative per proteggere le carene delle navi. Per seguire gli affari dell’impresa, soprattutto nei rapporti commerciali con l’Inghilterra, Svevo aveva bisogno di perfezionare la conoscenza della lingua inglese. Fu proprio questa esigenza professionale a portarlo, nel 1907, a incontrare James Joyce, lo scrittore irlandese che viveva a Trieste e insegnava inglese. Da una necessità commerciale nacque uno dei rapporti intellettuali più importanti della letteratura europea del Novecento. Joyce riconobbe il valore della scrittura di Svevo e contribuì successivamente a far conoscere le sue opere negli ambienti culturali internazionali, favorendo quella riscoperta critica che avrebbe portato al riconoscimento dell’importanza de La coscienza di Zeno. È una storia straordinaria perché dimostra quanto Trieste fosse una città cosmopolita, nella quale il mondo del commercio, dell’industria, delle lingue e della cultura era profondamente intrecciato. Il porto non portava soltanto merci, ma anche persone, idee e occasioni di incontro. Ed è proprio in questo ambiente internazionale che sono maturate alcune delle esperienze letterarie più importanti del Novecento». Il Museo LETS: un patrimonio culturale da scoprire e valorizzare. Oggi questa straordinaria storia può essere approfondita visitando il Museo LETS – Letteratura Trieste, situato in piazza Hortis 4, nel complesso della Biblioteca civica Attilio Hortis.

È un museo che considero particolarmente importante perché permette di conoscere il ruolo di Trieste nella storia della letteratura europea, attraverso documenti, fotografie, lettere, libri e materiali che raccontano la vita e le opere dei grandi autori legati alla città. Al suo interno trovano spazio anche i percorsi dedicati a James Joyce e Italo Svevo, che consentono di approfondire il loro rapporto personale e intellettuale e di comprendere il contesto storico nel quale operarono. Ma Trieste non è stata soltanto la città di Joyce e Svevo. È anche la città di Umberto Saba, Scipio Slataper e di numerosi altri protagonisti della cultura italiana ed europea. Il Museo LETS ci permette quindi di scoprire un’altra dimensione della nostra città: quella di un grande laboratorio culturale, nato dall’incontro tra il mondo italiano, quello germanico e altri. Credo che il museo rappresenti anche una straordinaria opportunità per sviluppare ulteriormente il turismo culturale, valorizzando itinerari dedicati agli scrittori, ai caffè letterari, alle biblioteche e ai luoghi che hanno segnato la storia intellettuale triestina. Una città come Trieste deve essere capace di raccontare non soltanto le proprie bellezze architettoniche, ma anche le persone e le idee che l’hanno resa celebre nel mondo».

Lo strucolo in straza: la tradizione mitteleuropea nella cucina triestina

«E per concludere questo viaggio tra storia, porto e letteratura, voglio portare un’altra espressione della nostra identità culturale: lo strucolo in straza, uno dei dolci più caratteristici della tradizione triestina. Il nome racconta già una particolarità della preparazione. La straza, nel nostro dialetto, è il canovaccio nel quale viene avvolto lo strucolo prima della cottura. A differenza dello strudel tradizionale, cotto al forno, lo strucolo in straza viene preparato stendendo una sfoglia sottile, distribuendovi il ripieno e arrotolandola su sé stessa. Nella versione dolce il ripieno può essere preparato con ricotta, zucchero, uvetta e aromi. Il rotolo viene poi avvolto in un canovaccio pulito, legato alle estremità e cotto in acqua. Una volta pronto, viene tagliato a fette e servito. È una preparazione che richiama chiaramente le tradizioni gastronomiche dell’Europa centrale e testimonia ancora una volta la ricchezza degli incontri culturali che hanno caratterizzato Trieste. La nostra cucina, proprio come la nostra letteratura e la nostra architettura, racconta una città di confine che ha saputo trasformare le influenze di popoli diversi in una propria identità originale».

Le conclusioni

«Dalla Sfinge di Miramare alle grandi opere del Porto di Trieste, dall’incontro tra Joyce e Svevo al Museo LETS, fino allo strucolo in straza: sono storie apparentemente differenti, ma profondamente collegate.

Trieste è una città nella quale il mare ha favorito il commercio, il commercio ha portato l’incontro tra culture e questo incontro ha prodotto una straordinaria ricchezza storica, letteraria e gastronomica.

Il nostro compito è custodire questa identità e, contemporaneamente, investire sul futuro della città. Significa valorizzare i musei e il patrimonio culturale, sostenere il turismo di qualità, sviluppare infrastrutture moderne, rafforzare la competitività del porto e promuovere una crescita sostenibile.

Perché la vera forza di Trieste è proprio questa: essere una città profondamente legata alla propria storia, ma da sempre aperta all’Europa e al mondo».