Ipotesi europee

Disordini a Milano, indagini sulle chat Telegram

Testimonianze riferiscono inviti al saccheggio; Bruxelles verifica possibili campagne straniere sui social

Disordini a Milano, indagini sulle chat Telegram

Nuovi elementi emergono sull’origine dei disordini avvenuti a Milano tra il 17 e il 18 ottobre 2026. Secondo alcune testimonianze raccolte dal Corriere della Sera, prima delle proteste sarebbero state create chat su Telegram nelle quali si invitavano diversi giovani a raggiungere piazza Duomo. Nei gruppi, stando ai racconti, veniva prospettata la possibilità di partecipare ai saccheggi mentre altri avrebbero avuto il compito di danneggiare le vetrine.

Il gruppo cancellato dopo i disordini

Uno dei ragazzi intervistati ha riferito che il messaggio ricevuto presentava l’iniziativa come qualcosa di tranquillo: si sarebbe dovuti andare in Duomo mentre altri rompevano le vetrine, con la possibilità di prendere scarpe, felpe e biciclette. Le stesse testimonianze riconoscono che quei beni provenivano da un negozio devastato e che si trattava di oggetti rubati.

La distinzione proposta nelle conversazioni avrebbe separato il danneggiamento dei negozi dal saccheggio, attribuendo i reati più gravi a chi infrangeva le vetrine. Dopo gli episodi di violenza, però, la chat sarebbe stata eliminata e non ne sarebbero rimaste tracce dirette. Più testimonianze, riferisce il quotidiano, confermerebbero comunque l’esistenza del gruppo, al quale sarebbero state aggiunte circa mille persone.

L’ipotesi della manipolazione digitale

La vicenda riporta al centro l’ipotesi che chat e piattaforme social possano essere utilizzate per influenzare i più giovani e alimentare tensioni in diversi Paesi europei. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo alla seconda edizione del Defence Procurement Forum a Villa Miani, a Roma, ha definito l’uso degli algoritmi e delle piattaforme digitali per influenzare le nuove generazioni una minaccia persino più preoccupante rispetto a quelle militari tradizionali. Nel suo intervento ha parlato anche di guerra ibrida.

Su un piano più ampio, l’Unione europea sta verificando possibili ingerenze straniere nei disordini registrati in Europa, con particolare attenzione alla Francia. Secondo fonti della sicurezza citate dal Financial Times, account filorussi e di estrema destra, già associati a precedenti campagne di disinformazione, avrebbero diffuso video di violenze per accrescere il caos. Esperti citati dal giornale hanno indicato anche Iran e Algeria tra i Paesi sospettati di essere collegati ad alcuni messaggi.

La Commissione europea ha incontrato questa settimana le autorità francesi per discutere della collaborazione con le piattaforme social, tra cui X. Bruxelles ha precisato che, al momento, la gestione della situazione resta affidata alle autorità nazionali, ma l’intervento europeo potrebbe arrivare qualora il rischio diventasse sistemico e le piattaforme non collaborassero. Il portavoce Thomas Regnier ha richiamato la responsabilità dei servizi online nel prevenire un uso improprio degli algoritmi per amplificare violenze e incidenti.