Il Kenya registra il secondo decesso per Ebola dall’inizio dell’epidemia. A morire è stata una donna di 65 anni, già identificata come il terzo caso confermato nel Paese e sottoposta a quarantena dopo la comparsa dei sintomi, il 13 ottobre. La notizia è stata comunicata dal ministero della Salute kenyano e commentata da Jean Kaseya, direttore generale dei Cdc Africa, che ha espresso cordoglio alla famiglia della vittima.
Con il nuovo decesso, il bilancio del Kenya sale a 9 casi confermati e 2 vittime. Secondo quanto riferito da Kaseya, tutti i contagi sono collegati a un focolaio già individuato e non risultano, al momento, prove di una trasmissione nella comunità. Le autorità sanitarie continuano quindi a seguire i casi confermati e i contatti a rischio secondo le misure previste per il contenimento dell’infezione.
La sperimentazione nella Repubblica Democratica del Congo
Parallelamente, nella Repubblica Democratica del Congo è iniziato il primo studio clinico su vaccini destinati all’epidemia in corso. La prima somministrazione è avvenuta a Bunia, capoluogo della provincia dell’Ituri e area indicata come epicentro del focolaio. Lo ha reso noto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
La sperimentazione, denominata Tumaini, punta a valutare sicurezza, efficacia e capacità di attivare una risposta immunitaria contro il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’epidemia. Il virus ha già provocato oltre 9.700 casi e 4.600 morti nella peggiore epidemia di Ebola registrata nel Paese. Una delle principali difficoltà della risposta è l’assenza di vaccini o trattamenti approvati specificamente per questa variante.
Nel quadro dello studio sarà testato anche Ervebo, vaccino approvato contro il ceppo Zaire, per verificare se possa offrire una protezione incrociata. Il protocollo prevede la cosiddetta vaccinazione a cerchio, con il coinvolgimento delle persone entrate in contatto con i malati e considerate ad alto rischio. Saranno inoltre valutati due candidati sviluppati per Bundibugyo: ChAdOx1, realizzato dall’Università di Oxford, e un prodotto a mRNA messo a punto da Moderna. I due progetti hanno ricevuto finanziamenti dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations.
Coinvolti anche minori e donne in gravidanza
La sperimentazione includerà donne in gravidanza e adolescenti dai 12 anni, categorie spesso poco rappresentate negli studi clinici. L’obiettivo è raccogliere dati utili sulle fasce maggiormente esposte e fornire alle autorità sanitarie elementi per stabilire se i vaccini siano in grado di proteggere le persone a rischio. La ricerca sarà condotta in collaborazione con le comunità colpite, le istituzioni locali e i partner impegnati nella gestione dell’emergenza.
La Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato il suo diciassettesimo focolaio il 15 maggio. Due giorni dopo, l’Oms ha proclamato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. L’Ebola si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei e può provocare una febbre emorragica; negli ultimi cinquant’anni ha causato oltre 15mila vittime in Africa. Lo studio Tumaini mira a verificare se i candidati possano contribuire a contenere l’epidemia attuale e a migliorare la preparazione in vista di nuovi focolai.