Sono 37 i partiti in corsa alle elezioni israeliane del 27 ottobre, una competizione che coinvolge l’intero arco politico del Paese: dall’estrema destra alle formazioni arabe, passando per i partiti ultraortodossi. Gli elettori chiamati alle urne sono circa 7,3 milioni e dovranno eleggere i 120 membri della Knesset.
Il voto si presenta soprattutto come un confronto tra i sostenitori e gli oppositori del premier Benjamin Netanyahu, protagonista della politica israeliana da quasi tre decenni e candidato a un settimo mandato. La consultazione è considerata tra le più importanti nella storia dello Stato ebraico, anche alla luce dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e della successiva guerra a Gaza.
Un risultato senza maggioranza
I sondaggi delle ultime settimane indicano in lieve vantaggio il cosiddetto blocco del cambiamento, guidato da Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e oggi leader di Yashar. La coalizione contrapposta è quella guidata da Netanyahu, ma nessuno dei due schieramenti sembra in grado di raggiungere autonomamente i 61 seggi necessari per una maggioranza parlamentare.
Netanyahu guida attualmente il governo più a destra nella storia di Israele e, per restare in carica, dovrebbe contare ancora sui suoi alleati: il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente del Sionismo Religioso, e il partito ultraortodosso Shas guidato da Aryeh Deri. Nell’area di governo figura anche United Torah Judaism, espressione della comunità ultraortodossa ashkenazita.
La legge non richiede tuttavia che un esecutivo ottenga 61 voti favorevoli per insediarsi: è sufficiente una maggioranza nel voto di fiducia. L’astensione di alcuni deputati, compresi quelli dei partiti arabi, potrebbe quindi consentire la nascita di un governo. Tra le formazioni che non hanno escluso un’intesa con i partiti arabi c’è Ra’am, guidato da Mansour Abbas, che i sondaggi accreditano di 5-7 seggi e che già nel 2021 aveva sostenuto una coalizione anti-Netanyahu.
Lo scrutinio e il ruolo del presidente
I seggi chiuderanno alle 22, ora locale. Subito dopo sono attesi i primi exit poll delle emittenti israeliane, mentre lo spoglio proseguirà durante la notte e nella giornata successiva. Un quadro più definito dovrebbe emergere entro 24 ore, ma l’esito resterà incerto per le liste vicine alla soglia di sbarramento del 3,25%, almeno fino al conteggio dei voti per corrispondenza. I risultati ufficiali dovranno essere comunicati entro otto giorni, il 4 novembre.
Una volta certificato il risultato, il presidente Isaac Herzog avrà una settimana per consultare i rappresentanti dei partiti e individuare il candidato con maggiori possibilità di formare un governo. Il primo incaricato disporrà di 28 giorni, con una possibile proroga di altri 14. In caso di fallimento, il presidente potrà affidare l’incarico a un secondo candidato e, successivamente, a un parlamentare sostenuto da almeno 61 membri della Knesset. Se anche il terzo tentativo non andrà a buon fine entro 14 giorni, il Parlamento sarà sciolto e si tornerà al voto.
Tra le principali forze dell’opposizione, oltre a Yashar, ci sono I Democratici, nati dall’unione tra Labour e Meretz, la formazione Insieme di Naftali Bennett e Yair Lapid e Yisrael Beytenu, partito nazionalista guidato da Avigdor Liberman. Sul fronte arabo, la Lista Unita riunisce Ta’al, Hadash e Balad. La Corte Suprema ha annullato l’esclusione dal voto di due partiti arabo-israeliani e del deputato ebreo di Hadash Ofer Cassif, mentre il leader di Balad Sami Abou Shehadeh ha rinunciato alla candidatura dopo la vicenda esaminata dai giudici.
La tornata comprende infine alcune formazioni nuove o rinnovate. Amcha Yisrael, fondato dall’ex generale Ofer Winter, propone una linea di sicurezza intransigente; la lista I Riservisti-Partito economico punta a eliminare le esenzioni dal servizio militare per gli ultraortodossi e a contrastare il caro vita. Haredi Public, creato dal vice sindaco di Beit Shemesh Moti Leitner, si distingue invece per una posizione più moderata sulla leva obbligatoria. Tutti e tre i partiti sono indicati dai sondaggi intorno o al di sotto della soglia di ingresso, con il rischio di aumentare la frammentazione parlamentare.