Sistema parlamentare

Israele alle urne: il percorso per scegliere il premier

Oltre 7,3 milioni di cittadini eleggono i 120 componenti dell’assemblea nazionale

Israele alle urne: il percorso per scegliere il premier

Oltre 7,3 milioni di israeliani saranno chiamati al voto martedì 27 ottobre per eleggere i 120 membri della Knesset, il Parlamento di Israele. I seggi apriranno alle 7 ora locale, le 8 in Italia, e chiuderanno alle 22, le 23 in Italia. Gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro: votano una lista di partito e il risultato avvia il complesso procedimento che può portare alla formazione del nuovo governo.

Il voto e la soglia di accesso

Gli aventi diritto sono circa 7.331.981, pari al 71,15% della popolazione complessiva di 10.305.000 abitanti. Alle elezioni del 2022 erano 6.788.804, il 70,31% della popolazione. In quell’occasione si recarono alle urne 4.794.593 persone, pari al 70,63% degli elettori. Per ottenere seggi alla Knesset, una lista deve superare la soglia del 3,25% dei voti, equivalente a circa quattro seggi. Dei 37 partiti registrati, secondo i sondaggi citati, soltanto dieci dovrebbero riuscire a oltrepassarla.

Il numero di parlamentari assegnati a ciascun partito dipende dalla percentuale ottenuta. I candidati alla Knesset vengono scelti dalle formazioni politiche attraverso primarie o decisioni dei rispettivi leader. Il partito più votato non ottiene automaticamente il governo: il suo capo ha in genere maggiori possibilità di ricevere l’incarico, ma a diventare primo ministro sarà il leader capace di costruire una coalizione parlamentare. Di norma servono 61 seggi su 120, anche se in passato governi di minoranza, come quelli guidati da Yitzhak Rabin e Shimon Peres tra il 1993 e il 1996, hanno governato con il sostegno esterno di altri partiti.

Le coalizioni e la nomina del governo

Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, leader del Likud, punta a conservare l’incarico. I sondaggi indicano però come possibile primo partito Yashar, guidato dall’ex capo di Stato Maggiore delle Idf Gadi Eisenkot. Il sistema non è bipartitico e ogni leader di una lista che supera la soglia può aspirare alla premiership, se riesce a mettere insieme un numero sufficiente di alleati. La competizione è inoltre organizzata soprattutto intorno al sostegno o all’opposizione a Netanyahu, più che su blocchi ideologici rigidi. Il fronte di Netanyahu, formato da partiti di destra e ultraortodossi, è indicato leggermente indietro rispetto a quello di Eisenkot, che comprende forze dalla destra alla sinistra e partiti centristi.

Secondo le rilevazioni, nessuno dei due schieramenti dovrebbe raggiungere da solo la maggioranza assoluta. L’esito potrebbe quindi dipendere da partiti minori ancora in bilico sulla soglia o dalle formazioni arabe, solitamente escluse dai governi sionisti. Nel 2021-2022 il governo di Naftali Bennett includeva un partito arabo nella coalizione, anche se nessun suo esponente sedeva al ministero; in precedenza, i governi Rabin-Peres avevano ottenuto sostegno esterno da partiti arabi.

Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati ufficiali, il presidente Isaac Herzog, dopo le consultazioni con i leader delle liste, affiderà l’incarico al membro della Knesset ritenuto più adatto a formare una maggioranza. Il candidato avrà 28 giorni, prorogabili di altri 14, per costruire la coalizione e sottoporla al voto parlamentare. Se fallirà, il presidente potrà incaricare entro tre giorni un altro deputato, che disporrà di 28 giorni senza proroga. In alternativa, dopo il secondo tentativo, 61 parlamentari potranno indicare un candidato entro 21 giorni; quest’ultimo avrà 14 giorni per completare il lavoro. Se nessun governo otterrà la fiducia, la Knesset sarà sciolta e si terranno nuove elezioni entro 90 giorni.

I 120 membri della 26esima Knesset presteranno giuramento 14 giorni dopo il voto e potranno legiferare anche durante la formazione del governo. Nel frattempo resteranno in carica, con funzioni provvisorie, il primo ministro uscente e il suo esecutivo.