Verso le Politiche 2027, le manovre dei partiti.
Nella fattispecie, in questi giorni del fine settimana hanno delineato due strade per il futuro nei due schieramenti: l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Alessandro Onorato (in copertina con Silvia Salis in un convegno di qualche tempo fa) ha di fatto lanciato la sfida civica nel Centrosinistra, mentre Matteo Salvini dopo l’esito del congresso federale di sabato e domenica ha “blindato” (anche se non si sa fino a quando) la Lega.
Da una parte il tentativo di allargare il campo progressista attraverso amministratori, società civile e nuove proposte, dall’altra la riconferma del segretario leghista con il 76% dei voti, tra continuità politica e tensioni interne.
Le due direttrici opposte dello scenario politico
Si tratta come detto di due segnali diversi in vista delle prossime sfide elettorali.
Nel Centrosinistra sta infatti prendendo forma e tornando d’attualità il progetto di Alessandro Onorato, che punta a trasformare l’esperienza amministrativa in una nuova forza politica nazionale.
Nel Centrodestra, invece, la Lega invece ha confermato Matteo Salvini alla guida del partito, ma il risultato congressuale lascia emergere anche una domanda di cambiamento che non può essere ignorata.
Sono due vicende differenti, accomunate da una questione di fondo: come ricostruire il rapporto con gli elettori, rafforzare la propria identità e prepararsi alla prossima stagione elettorale.
Progetto civico Italia, Onorato punta sugli amministratori
Il progetto di Alessandro Onorato prova a inserirsi in uno degli spazi più delicati del Centrosinistra: quello degli elettori che non si riconoscono pienamente nei partiti tradizionali, ma che non intendono necessariamente abbandonare il campo progressista.
Assessore di Roma con deleghe ai Grandi eventi, allo Sport, al Turismo e alla Moda, Onorato ha promosso Progetto civico Italia con l’ambizione di mettere in rete amministratori locali, competenze professionali ed energie della società civile.
L’obiettivo dichiarato è costruire una forza politica capace di contribuire alla coalizione senza limitarsi a riprodurre gli equilibri esistenti.
La prima assemblea nazionale del movimento, il 12 giugno, aveva già mostrato la volontà di collocarsi nel perimetro del centrosinistra.
Alla presentazione parteciparono esponenti di primo piano del campo progressista, mentre il progetto rivendicava il coinvolgimento di centinaia di amministratori e una propria autonomia politica.
Una formazione che, nelle intenzioni del fondatore, non vuole essere semplicemente un contenitore centrista, ma una realtà radicata nei territori e orientata ai risultati amministrativi.
Prove tecniche di aggregazione e “cambiamento”, la “mission” di Onorato
Il messaggio di Onorato è esplicito: non basta sommare sigle e apparati per costruire un’alternativa competitiva.
Secondo il promotore del progetto occorre recuperare chi si è allontanato dalla partecipazione politica, offrendo risposte concrete su questioni quotidiane come casa, lavoro, sicurezza, sanità, scuola e sostegno alle imprese.
Gli Stati generali di Progetto civico Italia, aperti a Roma il 23 ottobre, hanno segnato un ulteriore passaggio nella costruzione del movimento e Onorato ha osservato, anche con una punta di autocritica:
“La maggioranza degli italiani non vuole votare Meloni. Poi c’è un’altra maggioranza che non vuole votare nessun partito”.
Ecco allora che la sfida non riguarda soltanto la conquista di uno spazio organizzativo all’interno del Centrosinistra. Riguarda la capacità di convincere una parte di elettorato che oggi non trova rappresentanza nelle forze esistenti.
La collocazione nel Centrosinistra e il “nodo” della leadership
Resta però aperta una questione decisiva: come conciliare l’autonomia del nuovo movimento con la necessità di costruire una coalizione sufficientemente ampia e coesa per competere alle elezioni?
Onorato ha già indicato una strada anche sul terreno della leadership.
Ha annunciato che Progetto civico Italia sarà presente alle eventuali primarie del centrosinistra, senza escludere una propria candidatura.
Ha inoltre chiesto che il confronto sul programma della coalizione venga avviato rapidamente e che le primarie siano organizzate in tempi utili.
È un passaggio politicamente rilevante: il movimento non vuole limitarsi a portare voti e amministratori alla coalizione, ma ambisce a partecipare direttamente alla definizione delle priorità e alla scelta della leadership.
Lega, Salvini confermato con il 76%: vittoria netta, ma il dissenso esiste
Sul fronte opposto, il congresso straordinario della Lega, conclusosi a Milano ieri, 25 ottobre 2026, ha confermato Matteo Salvini alla guida del partito per altri quattro anni, fino al 2030.
Il segretario uscente ha ottenuto 465 voti, contro i 146 raccolti dallo sfidante Massimo Garavaglia. Sui 611 voti validi, Salvini ha conquistato circa il 76% dei consensi, mentre Garavaglia si è fermato attorno al 24%.
Il risultato non mette in discussione la leadership del vicepremier, ma restituisce una fotografia più articolata di quanto possa suggerire il semplice dato numerico.
La riconferma è netta, tuttavia una quota significativa dei delegati ha scelto di sostenere una candidatura alternativa, dando voce alle richieste di una parte del partito.
Il congresso ha offerto a Salvini anche l’occasione per ridefinire alcuni elementi dell’identità del partito. Tra le novità annunciate c’è il simbolo con la dicitura “Lega Italia federale”, senza il riferimento personale al segretario.
La scelta richiama il federalismo delle origini e tenta di tenere insieme la dimensione nazionale assunta dalla Lega negli ultimi anni con le rivendicazioni territoriali che ne hanno segnato la storia.
Nel suo intervento, Salvini ha rivendicato la linea politica del partito e ribadito le proprie posizioni su immigrazione, politiche europee e sicurezza.
Ha inoltre chiesto un mandato per portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di aiuti economici e militari all’Ucraina.
“Non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina”.
Si tratta di una posizione destinata a incidere sul confronto interno alla maggioranza, nella quale convivono orientamenti diversi sulla politica internazionale e sul sostegno a Kiev.
Anche dopo il congresso, la leadership del segretario è in dubbio
Ma la questione della leadership leghista rimane. Il 76% mette quindi Salvini al riparo da contestazioni immediate sulla leadership, ma non cancella la questione politica sollevata dalla minoranza.
Il consenso interno è sufficiente a garantire continuità, la capacità di recuperare voti e radicamento territoriale resta una sfida aperta.
Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, segretario della Lega in Lombardia e grande ribelle della linea “salviniana” ha commentato:
“I voti a Garavaglia e le schede nulle confermano che il dissenso c’è. Il rischio è di scendere ancora nel consenso, forse anche al 2% come è accaduto a Renzi. I “like” sui social non corrispondono a voti”.
Garavaglia, espressione di una sensibilità più legata alla tradizione territoriale e amministrativa della Lega, aveva motivato la propria candidatura con la necessità di invertire la tendenza elettorale e rilanciare il consenso.
Nel suo intervento aveva richiamato il risultato dell’8,8% ottenuto alle elezioni politiche, sostenendo che il partito dovesse tornare a crescere.
Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto la presenza di difficoltà da affrontare.
Il suo richiamo alla necessità di valorizzare chi sa produrre consenso sul territorio ha evidenziato un problema che va oltre il confronto congressuale: la distanza tra la visibilità nazionale del partito e le aspettative di una parte dei suoi tradizionali elettori.