La linea del Governo italiano sul sostegno all’Ucraina non si muove di un millimetro.
Con buona pace di Matteo Salvini e della Lega.
A ribadirlo con forza è stato in queste ore il ministro della Difesa, Guido Crosetto (co-fondatore di Fratelli d’Italia), spegnendo sul nascere le voci di possibili tentennamenti della maggioranza.
Un posizionamento netto che ha trovato l’immediata sponda del ministro degli Esteri, Antonio Tajani (segretario nazionale di Forza Italia), e che di fatto certifica il progressivo isolamento politico di Matteo Salvini e della Lega su questo dossier.
L’asse Crosetto-Tajani a difesa di Kiev
“La nostra linea su Kiev non cambia”, ha scandito Crosetto, confermando che gli impegni presi dall’Italia in sede Nato ed europea rimangono vincolanti.
Parole che Tajani ha subito voluto rinforzare, blindando l’asse moderato e atlantista dell’Esecutivo.
Per il leader di Forza Italia, la fedeltà alle alleanze internazionali e il supporto (sia umanitario che militare) alla resistenza ucraina non sono negoziabili, ponendosi come garanzia della credibilità internazionale del Paese.
Da Parigi, al termine della riunione dei ministri della Difesa del formato E5, Guido Crosetto ha messo un punto fermo sulla posizione italiana:

“Il sostegno a Kiev non può essere modificato perché è un impegno che ci siamo presi al livello internazionale, europeo e Nato. Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nel limite delle nostre possibilità”.
E da parte sua, a margine della visita alla Caserma Montebello a Milano Antonio Tajani ha commentato:

“La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”.
E ancora:
“L’obiettivo resta una pace giusta, che non coincida con la sconfitta ucraina”.
“E la strada giusta?”, basta armi e aiuti all’Ucraina, Salvini insiste
La compattezza esibita da Crosetto e Tajani stringe inevitabilmente i margini di manovra di Matteo Salvini.
Il leader del Carroccio, che in più occasioni ha espresso scetticismo sull’invio di nuove armi (ultima in ordine cronologico durante il Congresso federale della Lega sabato e domenica, ma anche questa mattina, martedì 27 ottobre, a Radio 24) e ha invocato un’accelerazione diplomatica dai toni spesso distanti da quelli dei partner europei, si ritrova ora politicamente all’angolo.
La strategia della Lega di differenziarsi sul tema Ucraina rischia di trasformarsi in un boomerang, evidenziando una faglia nella maggioranza che la premier Giorgia Meloni (decisamente indispettita dalle esternazioni di Salvini) intende però chiudere immediatamente, ribadendo la centralità del Paese nello scacchiere occidentale.

Ma, appunto oggi a Radio 24 intervistato da Simone Spetia, il neo confermato segretario della Lega ha smentito attriti con la premier e confermato la sua linea di pensiero:
“Non mi risulta che Giorgia Meloni si sia infuriata e sui giornali si leggono tante cose bizzarre. Le mie dichiarazioni sullo stop dell’invio delle armi all’Ucraina (al congresso straordinario del partito di sabato e domenica) erano delle riflessioni che facevamo quattro anni fa, poi per spirito di lealtà alla maggioranza e al Governo abbiamo sempre contribuito come giusto a ogni tipo di sostegno umanitario, economico all’Ucraina, ma dopo tanti morti e pacchetti di sanzioni, 90 miliardi e una discreta quantità di armi, il dubbio è una certezza: è la strada giusta?”.
E ancora:
“Queste azioni stanno portando alla fine della guerra o la stanno allungando? Porteremo ai tavoli della maggioranza da leale alleato come abbiamo dimostrato in questi anni quello che tantissimi italiani, tantissimi imprenditori tantissimi paesi europei stanno maturando come riflessione. Le sanzioni alla Russia e gli aiuti all’Ucraina le stanno pagando le imprese italiane”.