Mercati globali

La corsa dell’IA entra nell’era della disciplina finanziaria

Valutazioni, debito e capitali sovrani mettono alla prova OpenAI e Anthropic

La corsa dell’IA entra nell’era della disciplina finanziaria

Il Nasdaq ha chiuso ottobre con la flessione più marcata da marzo 2025, in un contesto che sta spingendo gli investitori a valutare con maggiore attenzione costi, ricavi e sostenibilità finanziaria del settore dell’intelligenza artificiale. Il Nasdaq Composite ha perso circa il 5,3%, mentre il Nasdaq 100 ha ceduto circa il 6,7%. La correzione arriva dopo una lunga fase di rialzi e coincide con segnali di maggiore prudenza sulle valutazioni delle società impegnate nello sviluppo di modelli e infrastrutture di IA.

Capitale più selettivo

Tra gli elementi osservati dal mercato c’è la revisione dell’obiettivo del nuovo round di OpenAI, sceso secondo il Financial Times da 30 a 20 miliardi di dollari. Il Wall Street Journal indica in circa 11 miliardi la somma già raccolta. Il ridimensionamento non viene letto necessariamente come un segnale di crisi, ma come il risultato di una selezione più severa da parte degli investitori. La società, che a marzo aveva raccolto 122 miliardi con una valutazione di 852 miliardi, deve infatti sostenere investimenti molto elevati per aumentare la propria capacità di calcolo.

Secondo Antonino Caffo, giornalista dell’ANSA, il punto centrale non riguarda tanto la domanda di IA quanto il prezzo del capitale. Per verificare la tenuta del modello economico occorre osservare il rapporto tra crescita dei ricavi e investimenti, i margini lordi sull’inferenza, cioè il costo necessario per far funzionare i modelli, la quota di ricavi già contrattualizzata e la capacità di fidelizzare i clienti aziendali. Tra gli indicatori citati c’è anche il flusso di cassa libero. Un’ulteriore elemento di rischio è rappresentato dai finanziamenti circolari, nei quali i fornitori investono nei propri clienti.

Debito e infrastrutture

La dimensione degli impegni finanziari emerge da una stima di UBS, che quantifica in circa 3.500 miliardi di dollari gli obblighi legati a data center, energia e capacità di calcolo. Si tratta di una cifra che, secondo la banca, va oltre il debito dichiarato e rende meno visibile una parte dei rischi della filiera. In caso di domanda inferiore alle attese, i produttori di chip potrebbero rinviare gli ordini, ma disporrebbero di margini più ampi rispetto ad altri operatori.

Le posizioni più esposte sarebbero quelle dei soggetti gravati da impegni di lungo periodo e da una leva elevata: sviluppatori di data center, operatori cloud specializzati, fornitori di energia e infrastrutture vincolati a contratti dedicati, oltre ai finanziatori come fondi di credito privato e veicoli finanziari. Il problema, in questo scenario, non sarebbe soltanto l’entità del debito registrato, ma anche quella degli obblighi assunti fuori dai dati immediatamente visibili.

Un’altro passaggio rilevante riguarda Anthropic, che il 26 ottobre ha depositato il prospetto per la quotazione al Nasdaq. Secondo il Financial Times, Blackstone avrebbe informato gli investitori che, dopo l’eventuale ingresso in Borsa, la società potrebbe ricevere un rating nella fascia doppia B, al di sotto del livello investment grade. A giugno l’agenzia KBRA le aveva già assegnato un BB+, un gradino sotto quella soglia. Moody’s, S&P e Fitch non si sono però ancora espresse.

Un rating inferiore all’investment grade potrebbe ridurre la platea degli acquirenti, perché molti investitori istituzionali hanno limiti sui titoli speculativi. Per Anthropic questo potrebbe tradursi in spread più elevati, covenant più stringenti e un maggiore ricorso a finanziamenti garantiti, anche dai chip. Il mercato dei titoli ad alto rendimento resta ampio e i capitali ottenuti con la quotazione potrebbero attenuare l’impatto, ma l’accesso al debito diventerebbe più costoso e condizionato.

La sfida tra società e Stati

La competizione tra OpenAI e Anthropic si sta quindi spostando anche sul terreno finanziario. Le due società si rivolgono alla stessa platea di grandi investitori e la vicinanza delle operazioni potrebbe spingere chi arriva dopo ad accettare sconti o valutazioni più prudenti. La tempistica delle raccolte assume così un peso crescente, insieme alla capacità di ottenere risorse per sostenere i costi del calcolo.

Nel nuovo round di OpenAI, secondo le ricostruzioni del Financial Times, dovrebbe avere un ruolo centrale un consorzio di investitori degli Emirati comprendente il fondo pubblico MGX, Founders Fund, Coatue, Sequoia Capital e Andreessen Horowitz. L’intesa prevederebbe anche un’opzione per OpenAI sull’affitto di capacità di calcolo nella regione. La presenza dei capitali sovrani conferma il loro ruolo nelle operazioni di dimensioni più elevate e solleva interrogativi sulla distribuzione geografica delle infrastrutture strategiche.

Per l’Europa e per l’Italia il tema è quello dell’autonomia tecnologica. La dipendenza da capitali e capacità di calcolo sviluppati altrove potrebbe aumentare se non venissero rafforzati infrastrutture europee, progetti comuni e investimenti pubblici e privati. Il passaggio dall’entusiasmo alla disciplina finanziaria riguarda dunque non solo le valutazioni delle singole società, ma anche la possibilità per il continente di partecipare alla filiera dell’IA con risorse e competenze proprie.