Giovanni Brass, conosciuto da tutti come Tinto Brass, era nato a Milano il 26 marzo 1933, in una famiglia di origini veneziane. Il soprannome derivava dal nonno pittore, che lo chiamava Tintoretto per la sua passione per il disegno. Dopo gli studi in Giurisprudenza, nel 1957 si trasferì a Parigi e iniziò a lavorare alla Cinémathèque française diretta da Henri Langlois, ambiente decisivo per la formazione di molti cineasti.
Nella capitale francese entrò in contatto con la Nouvelle Vague e maturò un’idea del cinema come linguaggio da reinventare. In quegli anni consolidò l’interesse per il montaggio e la sperimentazione visiva. Tornato in Italia, lavorò come assistente di Roberto Rossellini e Joris Ivens, esperienze che gli permisero di confrontarsi con un cinema distante dalle convenzioni commerciali e di definire una propria concezione della regia.
Gli esordi e la ricerca visiva
Il debutto dietro la macchina da presa arrivò nel 1963 con In capo al mondo, distribuito successivamente con il titolo Chi lavora è perduto. Il film raccontava il disagio di un giovane incapace di riconoscersi nei valori e nelle convenzioni della società, attraverso una vena apertamente anticonformista. L’opera incontrò le resistenze della censura, un confronto che contribuì a delineare il carattere del regista.
Negli anni Sessanta Brass sperimentò generi e linguaggi diversi. Diresse Il disco volante, commedia fantascientifica del 1964 con Alberto Sordi, il western Yankee nel 1966 e Col cuore in gola nel 1967, thriller ambientato a Londra con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Il montaggio frenetico, le contaminazioni pop e le costruzioni narrative evidenziavano la sua attenzione verso le forme più innovative del cinema europeo.
Con L’urlo del 1968, Nerosubianco del 1969, Dropout del 1970 e La vacanza del 1971 proseguì un percorso in cui contestazione sociale, libertà individuale e rifiuto delle convenzioni si intrecciavano a una ricerca stilistica personale. In questa fase l’erotismo non rappresentava ancora il tratto dominante della sua filmografia, ma era già presente l’idea del cinema come spazio nel quale ogni regola potesse essere messa in discussione.
Le opere della provocazione
Con Salon Kitty, uscito nel 1976 e ambientato nella Germania nazista, Brass unì potere, sesso, perversione e violenza. L’erotismo diventava uno strumento per rappresentare i meccanismi del dominio e della corruzione. Il film contribuì a consolidare l’immagine di un’autore irriverente e anticonformista, destinato a dividere pubblico e critica.
Il progetto più travagliato fu Caligola, girato alla fine degli anni Settanta e arrivato nelle sale nel 1979. Nato da una produzione internazionale che coinvolgeva lo sceneggiatore Gore Vidal e Bob Guccione, fondatore di Penthouse, il film aveva nel cast Malcolm McDowell, Helen Mirren, Peter O’Toole e John Gielgud. La lavorazione fu segnata dai contrasti tra Brass e i produttori, accusati dal regista di avere limitato la sua libertà autoriale intervenendo sul montaggio e sul risultato finale.
Caligola divenne così un caso cinematografico: un kolossal costruito tra ricostruzione storica, eccessi, sesso esplicito e violenza. Nel corso di oltre mezzo secolo di attività, Tinto Brass fu associato soprattutto al cinema erotico, ma la sua carriera comprende anche una lunga fase di sperimentazione sui generi, sul montaggio e sulle forme della narrazione. Scandali, divieti e polemiche accompagnarono il suo lavoro, insieme a una significativa risposta del pubblico nelle sale.