Andrea Rosati, segretario generale della Federazione europea di Scienze animali (Eaap), ha sottolineato il ruolo che digitalizzazione e automazione possono svolgere negli allevamenti, richiamando però la necessità di preservare il rapporto diretto tra chi si occupa degli animali e gli animali stessi. L’intervento è avvenuto a Roma, durante la presentazione del volume Dieci brevi lezioni di zootecnica, scritto da Giuseppe Pulina e pubblicato da FrancoAngeli.
Il contributo della tecnologia
Secondo Rosati, gli strumenti digitali possono contribuire al miglioramento del benessere animale. Tra le applicazioni citate c’è quella dell’intelligenza artificiale impiegata per analizzare i suoni emessi dagli animali. In un’allevamento avicolo, dove può essere difficile osservare singolarmente tutti gli esemplari, l’analisi acustica potrebbe aiutare a riconoscere la presenza di situazioni di malessere.
Il vantaggio indicato è la possibilità di fornire all’allevatore un segnale utile per intervenire in tempi più rapidi. Sensori e sistemi automatizzati possono quindi affiancare l’attività quotidiana e rendere più tempestiva l’individuazione di eventuali problemi all’interno della stalla o dell’allevamento. L’intervento di Rosati si è concentrato sulle opportunità offerte da queste tecnologie nel monitoraggio degli animali.
Il rapporto tra allevatore e animali
Accanto ai possibili benefici, il segretario generale dell’Eaap ha richiamato l’attenzione sugli effetti che la trasformazione digitale può avere sulla relazione tra uomo e animale. Ha ricordato che questa relazione si è sviluppata nel corso di 10-15 mila anni, durante i quali gli animali sono stati addomesticati e hanno avuto un ruolo nella costruzione della civiltà umana.
Rosati ha descritto la presenza dell’allevatore in stalla come un momento di osservazione e conoscenza: entrando tra gli animali, chi li accudisce può riconoscerne le caratteristiche e, in molti casi, identificare individualmente ciascun esemplare. Il ricorso crescente a intelligenza artificiale e sensori, ha osservato, potrebbe invece creare una barriera e rendere l’allevatore meno abituato a questo contatto.
La direzione di questa trasformazione, ha aggiunto, non è ancora definita con precisione. L’auspicio espresso da Rosati è che l’introduzione degli strumenti digitali non sostituisca l’osservazione diretta, ma continui ad affiancarla. Per questo, anche in un contesto sempre più automatizzato, ha invitato gli allevatori a mantenere l’abitudine di guardare e conoscere personalmente i propri animali.