Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti consegnano ai democratici il controllo di Camera e Senato, anche se alcuni seggi della Camera risultano ancora da assegnare. Il risultato apre il confronto sulle conseguenze per i mercati finanziari: al centro delle prime valutazioni degli analisti ci sono deficit, spesa pubblica, rendimenti dei titoli di Stato, settori azionari e nuove regole per i data center.
Vontobel ritiene che il nuovo equilibrio politico possa limitare l’agenda dell’amministrazione e rendere meno probabile un’ulteriore espansione fiscale. Il blocco di nuove spese, tuttavia, non ridurrebbe il deficit già esistente. Le emissioni necessarie per finanziarlo potrebbero frenare la discesa dei rendimenti dei Treasury, mentre inflazione e Federal Reserve resterebbero determinanti più dell’esito elettorale. Secondo Andrew Jackson, Head of Investments della società, Wall Street ha storicamente registrato buone performance dopo il midterm, ma valutazioni elevate e rendimenti ancora alti potrebbero contenere il rialzo. Sul dollaro, la reazione iniziale sarebbe legata soprattutto al sollievo degli investitori e al loro posizionamento. Tra i rischi vengono indicati un maggiore ricorso ai poteri esecutivi su dazi e sanzioni e una linea più dura nei confronti dell’Iran, con possibili ricadute su petrolio e inflazione.
I settori sotto osservazione
Per Kubilay Yalcin di Flossbach von Storch, nel breve periodo potrebbero attirare attenzione le società favorite da un’eventuale cambio delle priorità politiche. L’healthcare potrebbe beneficiare di un possibile aumento dei sussidi alla sanità pubblica, anche se resta da verificare la durata degli effetti sulle imprese. Il comparto tecnologico, con particolare riferimento all’espansione dei data center, è invece sottoposto a una pressione politica crescente. Una lettura simile arriva da Allianz Global Investors: un’agenda democratica moderata, con limiti ai tagli a sanità e assistenza alimentare, potrebbe sostenere sanità e beni di consumo di base, mentre difesa e finanziari rischierebbero di sottoperformare. Nuove regole sull’intelligenza artificiale potrebbero inoltre mettere in discussione le valutazioni di alcuni titoli.
AllianzGI considera possibile una rotazione verso Europa e parte dell’Asia e vede condizioni più favorevoli per i Treasury grazie alla riduzione del rischio di uno scontro sul tetto del debito. Il dollaro potrebbe indebolirsi nel breve periodo, pur trovando sostegno nel lungo termine da maggiori controlli sull’esecutivo. Rimane però il rischio di uno shutdown, cioè la chiusura parziale delle attività federali, in vista della scadenza dei finanziamenti dell’11 dicembre.
Data center, deficit e prospettive di lungo periodo
Edmond de Rothschild AM individua nella corsa alla guida del Texas uno dei passaggi più rilevanti per i mercati. Il repubblicano Abbott, favorevole ai data center, è stato sconfitto dalla democratica Hinojosa, sostenitrice di una maggiore regolamentazione delle big tech. Il Texas rappresenta quasi un terzo della capacità di data center disponibile o in costruzione negli Stati Uniti e nei referendum locali sono state approvate circa venti misure restrittive. La prima reazione ha portato il Nasdaq a perdere il 2% e il Kospi il 4%, prima del recupero fino alla parità. Il programma della nuova governatrice non prevede un divieto, ma regole per proteggere le famiglie dai costi aggiuntivi.
Aberdeen Investments prevede che i democratici possano puntare a ripristinare i fondi per la sanità ridotti dal One Big Beautiful Bill Act, collegando probabilmente questo intervento all’approvazione di nuovi stanziamenti per la difesa. La società ipotizza quindi un moderato allentamento fiscale, ma considera limitate le possibilità di interventi federali sui data center e sulle energie pulite a causa del veto presidenziale. I cambiamenti più concreti potrebbero arrivare dai singoli Stati, attraverso crediti d’imposta rivisti e norme urbanistiche più severe. Sul commercio e sui dazi non sono attese svolte significative.
Wellington Management sottolinea che, per gli investitori, potrebbe contare soprattutto ciò che non cambia: difesa, semiconduttori, materie prime critiche, infrastrutture per l’intelligenza artificiale, sicurezza energetica, cybersicurezza e catene di approvvigionamento restano priorità condivise. T. Rowe Price indica invece energia, Federal Reserve e investimenti nell’IA come fattori decisivi per la crescita nel 2027, con un deficit previsto intorno al 5,7% del Pil e nuovi rialzi dei tassi nello stesso anno. Columbia Threadneedle Investments considera storicamente favorevole ai mercati un governo diviso, mentre Schroders invita a non trasformare il risultato in operazioni direzionali sui mercati. Raiffeisen Capital Management avverte infine che deficit e debito pubblico rendono urgenti riforme strutturali, anche se nel breve periodo lo stallo può ridurre il rischio di svolte improvvise.