Raid in Siria

La Siria accusa Israele di aver colpito un aeroporto

La sequenza degli eventi mostra come la tempistica dell'incursione non sia casuale

La Siria accusa Israele di aver colpito un aeroporto

Nelle prime ore di martedì 18 agosto 2026, l’aviazione militare di Tel Aviv ha condotto un’operazione d’attacco contro la pista dell’aeroporto militare di Abu al-Duhur, una vasta struttura di circa otto chilometri quadrati situata nella zona rurale orientale della provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria.

L’emittente statale siriana Al-Ekhbariya, citando fonti ufficiali del Ministero della Difesa di Damasco, ha riferito che l’incursione ha compreso otto raid aerei scagliati attorno alle ore 2:50 locali. Le bombe hanno provocato consistenti danni all’infrastruttura aeroportuale, mentre non si registrano feriti o vittime. Questo rappresenta il primo attacco contro il sito dalla caduta del regime guidato da Bashar al-Assad nel dicembre 2024 e la prima azione aerea documentata sul suolo siriano dal mese di marzo.

La presenza della delegazione di Ankara nello scalo

La sequenza degli eventi mostra come la tempistica dell’incursione non sia casuale. I bombardamenti sono avvenuti poche ore dopo la visita di un contingente militare turco, giunto sul posto lunedì per valutare l’inizio della riabilitazione delle 22 piste del secondo aeroporto militare più grande della regione nord della Siria. Fonti informative locali hanno riferito la presenza di veicoli di Ankara nell’area al momento del raid, accompagnati dalle operazioni di un aereo da ricognizione israeliano che ha sorvolato la zona fino al momento delle esplosioni. L’azione appare come un chiaro segnale d’avvertimento inviato alla Turchia, impegnata a sostenere le nuove autorità di Damasco nella ricostruzione della difesa aerea nazionale.

L’escalation delle incursioni e la zona di sicurezza

Dalla rimozione dell’ex capo di Stato Bashar al-Assad, le forze armate di Tel Aviv hanno intensificato le incursioni sul territorio di Damasco, mirando ad abbattere in modo sistematico le infrastrutture strategiche del paese. I raid hanno progressivamente distrutto sistemi di difesa anti-aerea, depositi di armamenti, complessi missilistici a lungo raggio, centri di ricerca scientifica e le flotte navali militari dislocate nei porti di Latakia e Tartus. Contestualmente, le truppe di terra hanno occupato una zona cuscinetto controllata dall’ONU sulle alture del Golan, istituendo avamposti e posti di blocco con l’obiettivo dichiarato di mantenere un ampio perimetro di sicurezza all’interno del confine meridionale siriano.

La cronologia storica del sito militare

L’installazione di Abu al-Duhur ha ricoperto una rilevanza strategica fondamentale nel corso del conflitto civile. Le forze dell’opposizione ne presero il controllo nel settembre 2015, prima che il precedente governo rioccupasse lo scalo nel 2018, mantenendolo fino al collasso istituzionale del dicembre 2024. L’attacco odierno si aggiunge alla lunga serie di incursioni condotte sugli scali di Hama, Tiyas, Shayrat, Palmira, Dumayr e Mezzeh. Il governo provvisorio siriano ha espresso una fermo condanna verso le continue violazioni della sovranità nazionale, ribadendo la volontà di proseguire con i piani di ripristino della flotta aerea con l’aiuto degli alleati regionali.