Testimonianza personale

Franceschini rende pubblica la diagnosi di Parkinson

Ex ministro: stigma, quotidianità e impegno per restare attivo nonostante la patologia

Franceschini rende pubblica la diagnosi di Parkinson

Dario Franceschini ha raccontato di convivere con il Parkinson e di aver scelto di rendere pubblica la diagnosi dopo una lunga riflessione. L’ex ministro ha spiegato che, in un primo momento, la sua reazione è stata cercare di nascondere la malattia, anche per il timore dello stigma e dello sguardo degli altri.

Franceschini ha descritto alcune delle manifestazioni con cui il Parkinson può presentarsi: difficoltà nel parlare, un’andatura incerta e tremori. Sono condizioni che, secondo la sua testimonianza, possono alimentare vergogna e isolamento in chi riceve la diagnosi. Proprio per questo ha deciso di parlare della propria esperienza e di rivolgere un messaggio agli altri pazienti.

Il valore della quotidianità

Per affrontare la malattia, ha sottolineato l’ex ministro, non bastano i farmaci. È importante anche riuscire a dare un senso alle proprie giornate, mantenere impegni e obiettivi e non lasciarsi scoraggiare. Il principio che Franceschini ha indicato è quello di continuare a vivere e a essere presenti, senza rinunciare alle attività compatibili con la propria condizione.

La decisione di raccontarsi pubblicamente, ha spiegato, gli è costata molto. Dopo aver valutato a lungo vantaggi e svantaggi, ha però ritenuto giusto descrivere questa fase della sua vita. Il messaggio rivolto a chi è colpito dal Parkinson è diretto: non isolarsi e cercare di mantenere una vita attiva.

Il rapporto con la politica

La malattia ha modificato anche il rapporto di Franceschini con la politica. A suo giudizio, il Parkinson ridimensiona le ambizioni personali e incrina quel senso di invincibilità che spesso il ruolo politico porta a mostrare, insieme all’idea di non avere debolezze o fragilità.

Nonostante la diagnosi, Franceschini ha detto di aver proseguito la propria attività. Il Parkinson, ha osservato, colpisce il corpo ma non le capacità cognitive: il ritmo del lavoro può essere ridotto e adattato, senza che questo significhi interromperlo. Per questo continua a dedicarsi a telefonate, incontri e riunioni, mantenendo il proprio impegno compatibilmente con le esigenze della malattia.