Inchiesta aperta

Ranucci, restano in carcere gli esecutori dell’attentato: “Reticenti”

Due indagati hanno parlato con il pm; il 7 settembre nuovo ascolto per Lavitola, mentre la redazione di Report valuta l’astensione

Ranucci, restano in carcere gli esecutori dell’attentato: “Reticenti”

“Reticenti”.

La Procura di Roma ha trasmesso al giudice per le indagini preliminari un parere contrario alla scarcerazione dei quattro presunti esecutori dell’attentato ai danni di Ranucci. Il documento si inserisce nell’inchiesta in corso e riguarda la richiesta di tornare in libertà avanzata dalle persone sottoposte a misura cautelare.

Gli interrogatori davanti al pm

Il 28 agosto due dei presunti esecutori sono stati ascoltati dal pubblico ministero. Gli interrogatori rientrano nella fase di valutazione delle istanze presentate dalla difesa e precedono la decisione del gip, chiamato a esaminare la posizione degli indagati alla luce degli elementi raccolti nell’inchiesta.

Il 7 settembre sarà nuovamente il turno di Lavitola, che dovrà essere ascoltato dal pm. L’obiettivo dell’interrogatorio, secondo quanto riferito, è convincere la procura a sostenere la sua scarcerazione. Il parere già trasmesso al gip è invece negativo, ma la procedura prevede ulteriori passaggi prima della decisione definitiva sulla misura.

La posizione dei giornalisti di Report

La vicenda ha avuto ripercussioni anche all’interno della redazione del programma Report. I nove giornalisti assunti come dipendenti, definiti giornalisti interni, hanno fatto sapere di essere pronti a scioperare. La posizione annunciata riguarda dunque il gruppo di professionisti stabilmente inserito nella redazione del programma.

Le iniziative dei giornalisti si collocano nel contesto dell’inchiesta sull’attentato e delle attività giudiziarie ancora in corso. Al momento, il dato procedurale è il parere contrario della Procura di Roma alla scarcerazione dei presunti esecutori; il prossimo passaggio indicato è l’ascolto di Lavitola fissato per il 7 settembre, mentre spetterà al gip pronunciarsi sulle richieste.

Gli esecutori materiali e il no del gip ai domiciliari

Il gip di Roma Livio Sabatini ha respinto l’istanza di attenuazione della pena e di concessione dei domiciliari avanzata dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri per Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. I due sono stati arrestati insieme a Saverio Mutone e Marika De Filippis con l’accusa di essere i quattro esecutori materiali dell’azione dinamitarda contro Sigfrido Ranucci.

Nel motivare il rigetto, per il quale la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo, il giudice ha definito le dichiarazioni rese da D’Avino e Passariello durante l’interrogatorio fiume a Rebibbia come «in numerose parti reticenti e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni».

D’Avino è ritenuto l’organizzatore incaricato di reperire l’esplosivo, mentre Passariello si sarebbe occupato del noleggio dell’auto e della collocazione dell’ordigno. La difesa sosteneva che l’intento fosse solo quello di mettere in atto una messinscena intimidatoria senza fare del male, dichiarando che i due avrebbero avuto contatti solo con il factotum Gomes Clesio Tavares e non direttamente con Ranucci o con il presunto mandante Valter Lavitola.

Gli sviluppi sull’asse Lavitola-Tavares

L’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ritiene che l’esito dei colloqui degli indagati confermi la ricostruzione del suo assistito e ha annunciato l’intenzione di acquisire i nuovi verbali in vista del riesame. Nel frattempo resta accesa l’attenzione su Gomes Clesio Tavares, socio e factotum di Lavitola. Raggiunto all’estero, Tavares ha confermato in un’intervista al Tg1 di conoscere alcuni dei fermati, ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni sull’ordigno, preannunciando al contempo la volontà di rientrare in Italia per chiarire la propria posizione con i magistrati e respingendo l’etichetta di latitante.

Gomes Clesio Tavares