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Malattia della pioggia: Pregliasco rassicura sui contagi, ma invita alla prudenza

Il virologo analizza la diffusione del batterio in Europa spiegando i motivi del cambio di trasmissione e le regole di prevenzione

Malattia della pioggia: Pregliasco rassicura sui contagi, ma invita alla prudenza

La dermatofilosi, patologia dermatologica nota anche come “malattia della pioggia”, sta registrando un incremento di segnalazioni nel continente europeo. Un report diffuso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nella giornata di martedì 17 giugno 2025 ha evidenziato focolai attivi a partire da dicembre 2025 in Francia, Germania, Spagna, Svezia e Norvegia. Il disturbo viene causato dal batterio Dermatophilus congolensis, microrganismo storicamente diffuso tra il bestiame bovino, altri animali domestici e selvatici, ma che in passato generava infezioni isolated nell’essere umano.

La valutazione del virologo Pregliasco sul contagio

 

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Sullo scenario epidemiologico è intervenuto il virologo Fabrizio Pregliasco, sottolineando che il microrganismo appartiene da tempo alla storia della medicina veterinaria, essendo tipico di bovini, cavalli e pecore. L’esperto ha chiarito che il fenomeno richiede attenzione scientifica ma nessun allarme generale, poiché il rischio per la popolazione globale rimane estremamente contenuto. L’interesse delle autorità nasce unicamente dalla variazione delle modalità d’infezione, che storicamente avveniva quasi esclusivamente per via diretta tra animale e individuo.

Sintomatologia e diagnosi della patologia cutanea

Il quadro clinico nell’individuo affetto si manifesta attraverso lesioni cutanee diffuse quali papule, pustole, croste, desquamazioni e prurito. Nei soggetti diagnosticati di recente le manifestazioni sono appare in diverse zone corporee, tra cui la regione genitale, l’inguine, le cosce, il tronco e il volto. La principale criticità diagnostica risiede nella somiglianza con altre patologie dermatologiche o con infezioni trasmesse per via sessuale. La decorrenza dell’infezione risulta generalmente lieve e risponde con efficacia alla terapia antibiotica locale o sistemica, senza complicanze gravi rilevate nei focolai.

Le nuove dinamiche di trasmissione e i dati europei

L’agenzia sanitaria dell’Unione Europea ipotizza un ipotetico mutamento nelle vie di contagio, individuando nel contatto fisico stretto la principale modalità di passaggio tra individui. Non viene comunque esclusa la trasmissione indiretta tramite oggetti contaminati. Nel documento di aggiornamento pubblicato mercoledì 21 agosto 2026, l’ente ha rilevato 123 casi complessivi in 10 Paesi, tra cui Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. I contagi riguardano prevalentemente maschi adulti che frequentano locali dedicati alla socializzazione, inclusi gli stabilimenti termali e le saune.

Il primo caso registrato nel Regno Unito

La rivista scientifica British Medical Journal ha documentato la prima diagnosi nel Regno Unito, individuata in Scozia dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria. La struttura ha confermato il collegamento epidemiologico con la frequentazione di un locale adibito ad attività sessuali, inserendo la segnalazione nel contesto del trend rialzista europeo. In Norvegia si sono registrate infezioni correlate agli sport di contatto, come le arti marziali, a conferma della facilità di trasmissione in ambienti caldo-umidi.

Perché si chiama malattia della pioggia e le norme di prevenzione

La denominazione comune deriva dai termini inglesi “rain rot” o “rain scald”, usati in ambito veterinario poiché l’umidità costante favorisce la macerazione della pelle e la fuoriuscita del batterio dalle croste. Le raccomandazioni preventive evidenziate da Pregliasco prevedono di evitare il contatto con lesioni visibili, oltre a non condividere biancheria, indumenti o asciugamani. Risulta fondamentale curare l’igiene personale e, in presenza di lesioni anomale dopo un’esposizione a rischio, consultare tempestivamente un medico per svolgere un esame microbiologico.