La Procura militare di Roma, guidata dal procuratore Marco De Paolis, ha avviato accertamenti preliminari dopo un esposto presentato dal Sindacato dei Militari sulla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci. L’obiettivo è verificare l’eventuale esistenza di fatti rientranti nella competenza della giurisdizione militare nei confronti di persone ad essa sottoposte.
La Procura ha però precisato che, allo stato, non è stato iscritto alcun indagato e non è stata avviata un’indagine penale nei confronti del generale Vannacci. Gli accertamenti riguardano invece la posizione di alcuni militari presenti nell’organizzazione del partito.
L’esposto del Sindacato dei Militari e gli accertamenti
In una nota, la Procura militare ha spiegato che l’attività avviata riguarda “la posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa ‘Futuro Nazionale'”. I magistrati intendono verificare “l’eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare”.
Secondo quanto emerso, nell’esposto presentato dal Sindacato dei Militari verrebbero citati anche i nomi di due sottufficiali, esponenti di organizzazioni sindacali di categoria. Viene chiesto di valutare se la loro eventuale attività all’interno di Futuro Nazionale, anche attraverso il ruolo sindacale, possa entrare in conflitto con il dovere di “neutralità” previsto per il personale militare.
La Procura ha riferito di avere disposto gli accertamenti anche “alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera”, con lo scopo di chiarire il contesto dei fatti segnalati e stabilire se vi siano profili di competenza dell’ufficio.
Un riferimento all’autorevole testata Financial Times, che ha descritto Roberto Vannacci come un potenziale veicolo ideologico e politico di Mosca, arrivando a definire l’ufficiale un vero e proprio “cavallo di Troia” della Russia all’interno del contesto istituzionale occidentale.
La Procura: “Al momento nessun indagato”
La precisazione centrale contenuta nella nota riguarda l’assenza, per ora, di un procedimento penale formalmente avviato.
“Non è stata disposta alcuna formale iscrizione nel registro delle notizie di reato, né risulta avviata un’indagine penale nei confronti del generale Vannacci”.
La Procura ha inoltre spiegato:
“Si è ritenuto opportuno disporre accertamenti preliminari tesi a chiarire in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti e a verificare la sussistenza di eventuali fattispecie di interesse di questo Ufficio, rilevando inoltre che la genericità di quanto evidenziato non consente, allo stato, di procedere a formali iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 cpp”.
In sostanza, la genericità degli elementi contenuti nell’esposto, secondo quanto precisato dalla magistratura militare, non consente al momento di procedere a iscrizioni nel registro delle notizie di reato. L’attività in corso ha quindi carattere preliminare e serve a stabilire se esistano fatti che richiedano ulteriori iniziative da parte della Procura.
Nessun accertamento sulla ricostituzione del partito fascista
La Procura militare ha escluso anche che gli accertamenti riguardino una presunta ricostituzione del partito fascista. Nella nota viene infatti precisato che nell’esposto del Sindacato dei Militari “non viene formulata alcuna ipotesi di ricostituzione del partito fascista e non viene fatto alcun riferimento alla legge Scelba”.
La magistratura ha aggiunto che “la Procura Militare di Roma non ha avviato alcuna indagine nei confronti del generale Roberto Vannacci per la presunta ricostituzione del partito fascista, né ha indicato tale ipotesi quale oggetto degli accertamenti disposti”.
Di conseguenza, gli approfondimenti in corso riguardano esclusivamente, come ribadito dalla Procura, “la posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale“, allo scopo di verificare la possibile esistenza di fatti di stretta competenza della giurisdizione militare.
Crosetto: “Un accertamento non è un’indagine”

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, contestando la rappresentazione degli accertamenti come un’indagine per ricostituzione del partito fascista.
“Sono e rimango garantista. E proprio per questo trovo profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare, che la stessa Procura dice di aver disposto per verificare se vi siano fatti di propria competenza e senza procedere, allo stato, ad alcuna iscrizione nel registro delle notizie di reato, in una ‘indagine’ per ricostituzione del partito fascista”.
Il ministro ha quindi aggiunto:
“Non difendo Vannacci. Difendo un principio che vale per tutti: le persone non possono essere condannate sui giornali, o sui media in generale, prima ancora che esista un’indagine”.
Luigi Avveduto: “Non ho alcun ruolo nel partito”
In serata è arrivata anche la dichiarazione di Luigi Avveduto, sottufficiale e segretario del sindacato Sim – Carabinieri, il cui nome figurerebbe tra quelli indicati nell’esposto.
“Apprendo in questo momento che il mio nome è contenuto nell’esposto presentato alla procura militare. Ho il ruolo di consigliere al VII municipio di Roma, sono un sindacalista dell’Arma dei Carabinieri e pur aderendo a Futuro Nazionale non ho alcun ruolo nel partito. Non intendo rilasciare interviste, ma l’unica cosa che posso dire è che ho sempre provato a non mischiare i ruoli. Per me l’Arma è sacra”.
La posizione indicata dal sottufficiale distingue quindi tra la sua adesione a Futuro Nazionale e l’assenza, secondo quanto dichiarato, di incarichi all’interno dell’organizzazione politica.
Il difensore di Vannacci: “Confidiamo nell’archiviazione”
È intervenuto anche l’avvocato Giorgio Carta, difensore del generale Vannacci.
“Secondo gli aggiornamenti di stampa, gli accertamenti della Procura militare riguarderebbero il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. Nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare”.
Il legale ha poi richiamato il dibattito giurisprudenziale sulla possibilità per un militare in servizio di assumere un incarico in un partito politico:
“In realtà, nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico. Tale divieto è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017: una conclusione che personalmente non condivido e che non rappresenta neppure l’unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il Tar Umbria con la sentenza n. 409 del 2011 e il Tar Piemonte con la sentenza n. 1127 del 2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato”.
Carta ha concluso:
“In ogni caso, anche volendo seguire l’interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l’archiviazione”.
La difesa sostiene dunque che non vi siano reati configurabili nei fatti descritti e si dice fiduciosa sulla conclusione degli accertamenti senza ulteriori sviluppi penali.
Il post di Futuro Nazionale: “Ci studiano, ci attaccano e denunciano”
Sui profili social di Futuro Nazionale è comparso un messaggio sul caso:
“Sulla bocca di tutti. Nei pensieri di tutti. Prima i sondaggi. Poi il Financial Times. Adesso esposti e Procure. Nel mirino finiscono Roberto Vannacci, Massimiliano Simoni e Futuro Nazionale. Per un movimento che qualcuno continua a descrivere come marginale, cominciamo ad occupare parecchio spazio. Ci studiano. Ci attaccano. Ci denunciano. Noi continuiamo a costruire Futuro Nazionale. Evidentemente facciamo paura”.
La vicenda resta quindi nella fase degli accertamenti preliminari della Procura militare di Roma. Al momento, come ribadito dallo stesso ufficio giudiziario, non risultano iscrizioni nel registro delle notizie di reato e non è stata avviata alcuna indagine penale nei confronti del generale Roberto Vannacci.