È cominciato al Senato l’esame della nuova legge elettorale, dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera del 16 luglio. Il testo, indicato come Stabilicum, è arrivato a Palazzo Madama nella versione licenziata da Montecitorio e comprende anche la disciplina sulle preferenze, inserita attraverso un emendamento approvato per un solo voto.
Le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sono state respinte, consentendo l’avvio della discussione sul provvedimento. Tra i nodi principali del confronto c’è la soglia necessaria per far scattare il premio di maggioranza, vale a dire l’assegnazione di seggi aggiuntivi alla coalizione che risulterà vincitrice alle elezioni.
Il passaggio dell’emendamento sulle preferenze
L’esame della nuova legge elettorale comincia oggi nell’Aula del Senato senza l’assegnazione del mandato al relatore. La decisione è maturata dopo che martedì 8 settembre 2026 la Commissione Affari Costituzionali ha preso atto dell’impossibilità tecnica di esaminare il pacchetto di quasi 700 emendamenti depositati dai gruppi parlamentari. Di conseguenza, il provvedimento approda in Assemblea nella versione originaria licenziata da Montecitorio, escludendo dal testo base le ultime modifiche concordate nelle sedute referenti.
Tra le conseguenze dirette dello stop ai lavori di palazzo Madama figura lo stralcio temporaneo della correzione inerente alle preferenze multiple.
La proposta di modifica, approvata nelle scorse sessioni dall’organismo parlamentare, prevede l’introduzione di capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre opzioni sulla scheda votante.
Non essendo inclusa nel documento trasmesso per la discussione generale, la norma dovrà essere presentata nuovamente e sottoposta a scrutinio palese direttamente dall’intera assise prima di giungere alla data stabilita per il voto finale il 15 settembre.
Soglia di sbarramento e premio di maggioranza
La tabella di marcia stringente imposta dai presidenti dei gruppi punta a concludere il percorso legislativo entro la metà del mese, ma l’assenza di un accordo preventivo sul testo finale riapre il confronto tra le forze politiche.
Al centro delle discussioni restano le proposte avanzate dai rappresentanti di maggioranza: la deputata Elisabetta Casellati segue da vicino le evoluzioni dell’iter, mentre i parlamentari lavorano per trovare un’intesa sull’eventuale modulazione delle soglie d’accesso e sul meccanismo del premio di governabilità.
I vari schieramenti dovranno esprimersi sui singoli correttivi durante il dibattito d’Assemblea a Roma, dove si deciderà l’assetto definitivo del sistema di voto.
Il confronto sulla soglia
Nel testo all’esame di Palazzo Madama la soglia è fissata al 42 per cento. Fratelli d’Italia punta a portarla al 41 per cento, mentre Forza Italia chiede di innalzarla al 43 per cento. Le diverse posizioni interne alla maggioranza rendono quindi il tema uno dei passaggi più delicati dell’iter parlamentare.
La maggioranza ha inoltre rinunciato al ballottaggio previsto da un emendamento presentato da Marcello Pera. L’ipotesi del secondo turno era stata collegata al confronto politico interno al centrodestra e alla possibilità di orientare gli elettori verso il cosiddetto voto utile. La premier segue i lavori parlamentari attraverso Donzelli e Malan e avrebbe indicato di ritirare la proposta.
La rappresentanza delle liste minori
Un altro capitolo riguarda i partiti e i movimenti che non raggiungono la soglia del 3 per cento. La disciplina attuale prevede il recupero del miglior perdente, cioè della lista sotto quella percentuale che, all’interno di una coalizione, contribuisce all’elezione di deputati e al risultato complessivo dello schieramento.
L’ipotesi discussa è di abbassare la soglia all’1 per cento, con l’obiettivo di aumentare il peso delle formazioni minori e l’impostazione proporzionale della legge. Anche questa modifica dovrà essere valutata nel corso dell’esame a Palazzo Madama, insieme alle altre proposte emendative.
La premier, secondo i retroscena riportati nel testo, sarebbe determinata a portare a conclusione l’approvazione della riforma. Nello stesso scenario viene riferita una pressione su Forza Italia e Lega, fino all’ipotesi di elezioni a gennaio in caso di mancato accordo. Si tratta, allo stato, di una prospettiva politica legata al confronto sulla legge elettorale e non di una decisione formalizzata nel provvedimento.