Dati urbani

Fotovoltaico in crescita, ma la qualità dell’aria resta il dato più critico

Rapporto Istat: PM2,5 e PM10 sopra soglia nei capoluoghi; aumentano gli scarti prodotti

Fotovoltaico in crescita, ma la qualità dell’aria resta il dato più critico

Le città italiane investono in fotovoltaico, mobilità elettrica e mezzi pubblici a minore impatto, ma il miglioramento ambientale resta incompleto. È il quadro che emerge dal rapporto Istat Ambiente urbano – Anno 2024, dedicato ai capoluoghi di provincia e ai principali indicatori sulla sostenibilità delle aree urbane.

Il dato più critico riguarda la qualità dell’aria. Nel complesso, 74 capoluoghi su 88 monitorati hanno superato i valori guida fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità per il PM2,5, particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. Per il PM10, composto da particelle con diametro inferiore a 10 micrometri, i capoluoghi oltre i limiti indicati dall’Oms sono stati 75 su 95. La fotografia dell’istituto evidenzia quindi una presenza ancora diffusa di polveri sottili nei centri urbani, nonostante le politiche avviate per ridurre le emissioni.

Energia e trasporti cambiano passo

Tra gli elementi positivi rilevati dall’Istat c’è la crescita del solare nei comuni capoluogo. Nel 2024 l’autoconsumo da impianti fotovoltaici è aumentato del 43,4%, mentre la potenza installata è salita del 19,8%. Anche il trasporto pubblico mostra una progressiva trasformazione: gli autobus elettrici, ibridi, alimentati a metano o a Gpl rappresentano il 48,4% del totale. La quota è cresciuta di 8,1 punti percentuali in un anno e di 16,8 punti dal 2019.

Il rapporto segnala tuttavia un andamento meno favorevole sul fronte dei rifiuti. Nel 2024 in Italia sono state prodotte 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto all’anno precedente. La quantità media è arrivata a 507,7 chilogrammi per abitante, con un incremento di 11,5 chilogrammi rispetto al 2023 e di 5 chilogrammi rispetto al 2019.

Più scarti anche nei capoluoghi

La stessa dinamica si osserva nei capoluoghi, dove la produzione complessiva è salita a 9,7 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 3,3% su base annua. Dopo la riduzione registrata tra il 2021 e il 2023, pari a 4,4 chilogrammi per abitante, il valore pro capite è tornato a crescere fino a 546,2 chilogrammi, il livello più alto degli ultimi cinque anni. Il dato resta comunque inferiore a quello del 2019 di 10,6 chilogrammi per abitante.

Il quadro restituito dall’Istat è dunque caratterizzato da segnali contrapposti: da una parte aumentano la produzione di energia solare e la presenza di autobus a basse emissioni; dall’altra, l’inquinamento atmosferico rimane oltre i livelli raccomandati dall’Oms in gran parte dei capoluoghi monitorati e la produzione di rifiuti torna a crescere. Le iniziative contro lo spreco alimentare e per la raccolta differenziata non hanno impedito l’aumento complessivo degli scarti urbani.