Medio Oriente

Trump rifiuta gli attacchi contro gli Houthi invocati dal principe saudita Bin Salman

Pezeshkian e Putin a Nuova Delhi per il vertice Brics, mentre Teheran affronta nuove pressioni diplomatiche e militari

Trump rifiuta gli attacchi contro gli Houthi invocati dal principe saudita Bin Salman

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto la richiesta dell’Arabia Saudita di lanciare attacchi contro gli Houthi yemeniti (in copertina), secondo quanto riferito da Axios citando due funzionari statunitensi. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe sollecitato l’intervento di Washington durante due telefonate, mentre il gruppo sostenuto dall’Iran continua ad avanzare verso lo stretto di Bab el-Mandeb.

Trump ha rifiutato, e i funzionari statunitensi hanno sottolineato che l’amministrazione per ora non ha intenzione di intervenire direttamente contro gli Houthi, malgrado i prezzi del petrolio siano ulteriormente schizzati alle stelle giovedì, dopo che gli Houthi hanno conquistato una città costiera strategica nello Yemen (Mokha o Mocha), avvicinandosi così allo stretto di Bab al-Mandab, altrettanto imporytante rispetto allo stretto di Hormuz, perché  porta verso il Canale di Suez, arteria vitale per il commercio globale e per le esportazioni di petrolio saudita.

I due stretti cruciali

Un alto funzionario dell’amministrazione americana ha spiegato che gli Stati Uniti intendono concentrarsi sulla protezione dei propri interessi di sicurezza e sulla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando agli alleati regionali un ruolo centrale nella gestione della crisi. Washington avrebbe comunque condiviso con Riad informazioni di intelligence sugli obiettivi.

La pressione sulle rotte marittime

Nel frattempo, fonti governative yemenite citate da Reuters hanno riferito del ritiro delle forze regolari dall’isola di Perim, nello stretto di Bab el-Mandeb, e dell’ingresso degli Houthi nella città portuale di Dhubab. Altri resoconti indicano la conquista di Mokha, scalo strategico affacciato sul Mar Rosso, e dell’isola di Zuqar, a sud dell’area. Le notizie non sono state accompagnate da una verifica indipendente, ma, se confermate, segnerebbero un significativo rafforzamento della presenza dei ribelli lungo una rotta essenziale per il commercio internazionale.

La presa di Mokha avrebbe provocato la fuga di civili e personale sanitario verso Aden, mentre le forze governative avrebbero condotto raid contro rinforzi Houthi nell’area occidentale di Taiz. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha espresso preoccupazione per il rischio di una nuova escalation e per la possibile fine della relativa calma seguita alla tregua del 2022. Il controllo della costa e delle isole vicine al passaggio marittimo potrebbe inoltre aumentare i rischi per il traffico commerciale nel Mar Rosso, già condizionato dalle tensioni nello stretto di Hormuz.

Vertice Brics e canali diplomatici

Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian è arrivato a Nuova Delhi per partecipare al vertice dei Brics. Durante la sua prima visita ufficiale in India, è previsto un incontro bilaterale con il primo ministro Narendra Modi. Nella capitale indiana è arrivato anche il presidente russo Vladimir Putin, per una visita di tre giorni. La riunione dei leader si svolge in un contesto segnato dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e dalle ripercussioni sugli equilibri interni al gruppo.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha discusso telefonicamente con il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir della possibilità di riaprire i negoziati con Washington e degli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita. Araghchi ha inoltre parlato con il collega sudcoreano Cho Hyun della situazione regionale e dello stretto di Hormuz. Secondo il Financial Times, Oman e Iran starebbero promuovendo per lunedì un incontro a Salalah tra Teheran e i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo, con l’obiettivo di definire un’intesa temporanea sulla navigazione; la notizia, tuttavia, non è stata verificata da Reuters.

A Vienna, l’ambasciatore iraniano presso l’AIEA Reza Najafi ha definito strumento politico la risoluzione approvata dal Consiglio dei governatori dell’agenzia, che chiede di segnalare la questione nucleare iraniana al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il provvedimento, presentato da Regno Unito, Francia, Germania e Stati Uniti, sarebbe stato approvato con 23 voti favorevoli, tre contrari e otto astensioni. Teheran ha avvertito che valuterà le conseguenze della decisione prima di stabilire eventuali reazioni. Parallelamente, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che l’Iran starebbe tentando di ricostruire una capacità nucleare militare.