Il Parlamento europeo riunito nell’aula di Strasburgo ha approvato la relazione finale elaborata dalla commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia nella giornata di mercoledì 16 settembre 2026. Il documento operativo definisce le misure istituzionali necessarie per contrastare le ingerenze straniere (e in particolare russe, si fa esplicitamente riferimento), le operazioni informatiche ostili e i tentativi di manipolazione dell’informazione all’interno dei ventisette Paesi membri. Il testo ha ottenuto il via libera formale con 420 voti favorevoli, 220 voti contrari e 26 astensioni al termine di una sessione di dibattito tra i rappresentanti politici.
I pilastri operativi della proposta approvata dall’aula
Il piano d’azione stabilisce l’istituzione del Centro europeo per la resilienza democratica, una nuova struttura con compiti di monitoraggio costante e coordinamento dei governi nazionali contro la disinformazione di massa. La relazione individua nella Federazione Russa la principale fonte di minacce ibride per l’infrastruttura istituzionale continentale, segnalando anche la presenza di attività collegate a soggetti statali di Cina, Iran e Bielorussia. La normativa prevede regole restrittive sulla tracciabilità dei fondi destinati alle organizzazioni politiche, introducendo l’obbligo di identificazione per i contributi finanziari trasmessi tramite valute digitali.
Le nuove disposizioni impongono requisiti di trasparenza pubblicitaria per le campagne elettorali digitali e classificano le architetture informatiche di voto come infrastrutture critiche. Le grandi piattaforme informatiche dovranno adottare sistemi automatici per l’eliminazione dei profili automatizzati. L’aula ha ribadito un criterio normativo fondamentale sul tema: “La libertà di espressione e di informazione appartiene agli esseri umani, non alle macchine o ai bot”. Il provvedimento incentiva inoltre l’autonomia tecnologica strategica per ridurre il ricorso a fornitori informatici extraeuropei.
La spaccatura tra i gruppi politici europei
L’esito del voto ha evidenziato una netta spaccatura tra le varie forze politiche rappresentate nell’aula.
La coalizione di maggioranza composta dai Popolari del PPE, dai Socialisti e Democratici (S&D), dai liberali di Renew Europe e dai Verdi ha sostenuto in modo compatto il provvedimento. I rappresentanti di questi gruppi hanno qualificato lo Scudo come uno strumento essenziale di sicurezza geopolitica, affermando che la manipolazione dell’informazione e l’uso di reti automatizzate non costituiscono espressioni di pensiero, ma vere e proprie forme di aggressione ibrida da neutralizzare.
Sul fronte opposto, le delegazioni dell’ala sovranista e di destra hanno espresso una netta contrarietà al testo.
Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia all’interno del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) hanno votato contro la proposta, contestando la nascita di un organismo unico di monitoraggio informativo ritenuto rischioso per le competenze degli Stati membri.
Sulla stessa linea, la Lega all’interno del gruppo dei Patrioti per l’Europa ha rigettato il piano denunciando il pericolo che le nuove direttive sovranazionali si traducano in meccanismi di censura diretti a penalizzare le posizioni critiche nei confronti dell’Unione Europea.
Tra le forze della sinistra si sono registrate divisioni significative.
Il Partito Democratico ha espresso voto favorevole confermando la linea del gruppo S&D a difesa dei processi elettorali, mentre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle all’interno del gruppo The Left hanno respinto il testo, lamentando un’impostazione eccessivamente orientata alla sicurezza che rischierebbe di restringere lo spazio del dibattito pubblico.
All’interno della delegazione di Alleanza Verdi-Sinistra è prevalsa infine una linea di cautela, sfociata nell’astensione di alcuni esponenti per via delle possibili ricadute sulle garanzie fondamentali della libertà d’espressione.