Mario Roggero era presente in aula durante l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano. Al termine della seduta, il suo avvocato Stefano Marcolini ha riferito ai giornalisti le parole pronunciate dal gioielliere, detenuto da circa due mesi.
Secondo quanto spiegato dal legale, Roggero ha ricordato proprio il periodo trascorso in detenzione e il tempo avuto a disposizione per riflettere sulla vicenda. L’uomo avrebbe detto di avere avviato un percorso di rimeditazione critica della propria condotta, collegando questa riflessione a quanto accaduto nel giorno della rapina.
Le parole riferite dal difensore
Nel messaggio riportato da Marcolini, il gioielliere ha sottolineato che ogni vita merita rispetto. Da questa considerazione sarebbe nata anche l’ammissione che, in quel momento, avrebbe potuto tenere un comportamento diverso e più mite. Il legale ha presentato queste parole all’uscita dall’aula milanese, dopo la partecipazione dell’assistito all’udienza.
Roggero è stato condannato per l’omicidio di due rapinatori e per il tentato omicidio di un terzo uomo. Il riferimento alla possibilità di una condotta meno dura riguarda dunque la valutazione personale espressa dal condannato rispetto alla propria reazione durante l’episodio, senza modificare i fatti oggetto della sentenza.
Il procedimento davanti alla Sorveglianza
L’udienza si è svolta a Milano davanti all’organo giudiziario competente sulle questioni relative all’esecuzione della pena e alla condizione detentiva. Nel resoconto del legale non vengono indicati ulteriori provvedimenti o decisioni assunti dal Tribunale al termine della seduta. La dichiarazione di Roggero, riferita all’esterno dell’aula, si è concentrata sul percorso di riflessione maturato durante i due mesi di detenzione e sul riconoscimento del valore della vita umana.
La vicenda è stata resa nota attraverso le parole dell’avvocato Stefano Marcolini, che ha ricostruito in modo sintetico il contenuto dell’intervento del suo assistito. L’elemento centrale della dichiarazione è il ripensamento della condotta tenuta nel giorno dei fatti e la convinzione, espressa dal gioielliere, che sarebbe stata possibile una reazione più mite.