Sono saliti a 117 i casi sintomatici collegati al focolaio di tossinfezione alimentare che ha coinvolto alcune scuole e nidi della Val Trompia, nel Bresciano. Il dato comprende anche segnalazioni arrivate successivamente e, secondo le informazioni diffuse dall’Agenzia di tutela della salute, tra le persone colpite ci sarebbero anche adulti.
Il nuovo aggiornamento di Ats Brescia precisa quindi che l’aumento non corrisponde necessariamente a nuove insorgenze, ma alla registrazione tardiva di casi già riconducibili all’episodio. Restano ricoverati 13 bambini, tutti di età compresa tra uno e quattro anni: sette maschi e sei femmine. Le loro condizioni sono considerate stabili o in miglioramento e tre pazienti sono attesi alle dimissioni nelle prossime ore.
Accertamenti sui pasti
Le analisi eseguite sui pazienti hanno rilevato la presenza di salmonella. Per individuare l’origine del focolaio, tuttavia, è necessario stabilire un collegamento tra il batterio e gli alimenti distribuiti nelle strutture coinvolte. Gli accertamenti puntano a ricostruire quanto accaduto nel centro di cottura utilizzato dalla ditta incaricata della refezione scolastica, chiuso il 14 settembre, e a verificare eventuali responsabilità nella gestione del servizio.
Gli esiti degli esami effettuati negli ospedali saranno messi a confronto con quelli condotti sui cibi somministrati il 10 e l’11 settembre. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di microrganismi sovrapponibili e chiarire il nesso di causa-effetto tra gli alimenti e i casi di gastroenterite.
Il direttore di Ats Brescia, Claudio Sileo, ha riferito che i pazienti sono costantemente monitorati e ha sottolineato la necessità di prevenire i contagi secondari. La salmonella può infatti trasmettersi da persona a persona per via oro-fecale: per questo, mentre proseguono le analisi sul centro di cottura e sui pasti, l’attenzione resta rivolta anche a limitare la diffusione del batterio nelle comunità scolastiche e familiari.