Oltre 2mila fucili d’assalto acquistati negli Stati Uniti sono arrivati in Guatemala. Si tratta della prima consegna di armi di questo tipo dopo la revoca, nel marzo 2026, dell’embargo americano che aveva bloccato le vendite al Paese centroamericano dal 1978.
La consegna
Alla cerimonia ha partecipato anche il presidente guatemalteco Bernardo Arévalo. Secondo quanto riferito dal governo, le nuove dotazioni saranno impiegate soprattutto per rafforzare le operazioni contro il narcotraffico e la criminalità organizzata transnazionale.
La fornitura segna dunque un cambiamento nei rapporti tra Washington e Guatemala sul tema della cooperazione militare. Il divieto statunitense era stato introdotto quasi cinquant’anni fa, in risposta alla situazione dei diritti umani nel Paese durante il conflitto armato interno.
L’embargo del 1978
Il conflitto che sconvolse il Guatemala si è svolto tra il 1960 e il 1996. In quel periodo furono documentati massacri e gravi violazioni dei diritti umani, elementi che portarono gli Stati Uniti a interrompere le vendite di armi alle autorità guatemalteche.
Le commissioni per la verità hanno attribuito all’esercito e ai gruppi paramilitari il 97% delle morti avvenute durante gli anni del conflitto. È questo il contesto storico nel quale maturò la decisione americana di mantenere l’embargo sulle forniture militari.
Arévalo ha sostenuto che, da allora, il Guatemala abbia ricostruito progressivamente le proprie istituzioni democratiche. Il presidente ha inoltre richiamato il processo di ridefinizione delle forze armate, indicato dal governo come una delle ragioni alla base del nuovo quadro di collaborazione con gli Stati Uniti.