CONTI PUBBLICI

L’Italia non esce dalla procedura d’infrazione europea: deficit al 3.1%

Debito in aumento al 136,7% e deficit ostacolano il piano dell'Italia

L’Italia non esce dalla procedura d’infrazione europea: deficit al 3.1%

Tempi duri per il ministro Giancarlo Giorgetti (in copertina), in queste settimane alle prese con la stesura della nuova Manovra di Bilancio. I recenti aggiornamenti contabili e la complessa congiuntura economica nazionale pongono, infatti, nuove sfide al quadro di finanza pubblica.

Oggi, mercoledì 23 settembre 2026, l’Istat ha reso noti i dati ufficiali pubblicati nel report sui Conti economici nazionali (2010-2025). Nel prospetto statistico, il rapporto tra l’indebitamento netto delle amministrazioni e il prodotto interno lordo per il 2025 si è stabilizzato al 3,1%.

Tale quota mantiene la nazione al di sopra della soglia limite fissata dai parametri comunitari e complica l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo regolamentata sul portale della Commissione Europea.

Parallelamente alla contrazione dei saldi di bilancio, le analisi dell’istituto statistico coordinato dal presidente Francesco Maria Chelli evidenziano un incremento del debito pubblico, salito al 136,7% del Pil nel 2025 rispetto al 134,2% registrato nel 2024.

Il bilancio annuale ha subito un aggiustamento contabile negativo pari a 355 milioni di euro.

Tale variazione deriva da un aumento delle entrate pubbliche di 1,991 miliardi di euro, superato da un incremento delle uscite statali per 2,346 miliardi di euro.

L’evoluzione della spesa è stata determinata dalla crescita degli investimenti e delle uscite in conto capitale.

Andamento del prodotto interno lordo e crescita della pressione fiscale

Nonostante la rigidità dei conti, il quadro macroeconomico segnala alcuni segnali di tenuta della produzione interna. Le rilevazioni aggiornate mostrano un miglioramento per quanto riguarda il Pil in volume, con una stima di crescita per il 2025 rivista al rialzo allo 0,6%, registrando uno scostamento positivo di 0,1 punti percentuali. Inoltre, le verifiche retrospettive sul 2024 confermano un’espansione economica dell’1,1%. Sul fronte del prelievo statale, la pressione fiscale ha raggiunto quota 42,9% del Pil nel 2025, segnando un incremento dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

Indicatore Economico Valore 2024 Valore 2025 Variazione / Note
Deficit / Pil -3,1% -3,1% Stabile ma sopra il limite Ue
Debito Pubblico / Pil 134,2% 136,7% Incremento di 2,5 punti percentuali
Crescita Pil (volume) +1,1% +0,6% Revisione al rialzo (+0,1%)
Pressione Fiscale 42,2% 42,9% Aumento dello 0,7%

Le indicazioni della Commissione Europea per lo svincolo dalla procedura

I vertici delle istituzioni europee seguono con attenzione l’evoluzione dei dati finanziari comunicati dagli organi di statistica nazionali. Un portavoce della Commissione Ue, guidata dalla sessantasettenne presidente Ursula von der Leyen, ha ricordato la clausola necessaria per revocare le sanzioni e le restrizioni contabili. Per ottenere l’abrogazione formale della procedura d’infrazione all’interno del pacchetto d’autunno del Semestre europeo, la notifica convalidata da Eurostat il prossimo 21 ottobre dovrà certificare per il 2025 un livello di deficit rigorosamente inferiore al 3% del Pil.

Gli uffici tecnici di Bruxelles hanno chiarito che le oscillazioni tra le notifiche primaverili e quelle autunnali costituiscono una prassi ordinaria dovuta al progressivo afflusso di informazioni contabili più complete. Rimane fondamentale la verifica finale trasmessa dagli organi europei di controllo per stabilire la traiettoria di rientro del paese. Il mantenimento del saldo primario allo +0,8% e il rallentamento della spesa per interessi, cresciuta del 2,0%, rappresentano elementi di monitoraggio prioritari nelle prossime valutazioni ufficiali.