La presentazione del Marchio Biologico Italiano rappresenta un passaggio significativo per la tutela del comparto agroalimentare. Il provvedimento è stato illustrato a Bruxelles giovedì 24 settembre 2026 dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida in occasione della Giornata europea del biologico.
La valorizzazione della filiera e il contrasto alla concorrenza sleale
«Il nuovo Marchio Biologico Italiano rappresenta uno strumento concreto per valorizzare le nostre produzioni, tutelare chi lavora rispettando regole e standard elevati e offrire ai consumatori una garanzia immediatamente riconoscibile sull’origine italiana del prodotto». Lo dichiara Denis Nesci, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR, commentando l’iniziativa ministeriale.
L’esponente politico Denis Nesci (FdI-ECR) ha espresso pieno sostegno alla misura adottata dall’esecutivo:
«È una scelta che va nella direzione giusta perché aggiunge alla certificazione biologica il valore dell’origine italiana e contribuisce a contrastare fenomeni di falso biologico e concorrenza sleale che danneggiano soprattutto le imprese serie, quelle che sostengono costi maggiori per garantire qualità, tracciabilità e sostenibilità. Per le regioni del Mezzogiorno il biologico può rappresentare una leva importante di competitività, soprattutto per le giovani imprese agricole, le produzioni di qualità e i territori rurali. Dare maggiore riconoscibilità al biologico italiano significa aumentare il valore delle nostre filiere e rafforzare la presenza del Made in Italy sui mercati».
Lo sviluppo dei territori e la tutela dell’identità produttiva
L’azione istituzionale promossa dal ministro Francesco Lollobrigida punta a consolidare la posizione del comparto sul mercato globale.
«Il lavoro portato avanti dal ministro Lollobrigida rafforza una visione dell’agricoltura fondata sulla qualità, sulla tutela dei produttori e sulla capacità di trasformare le nostre eccellenze in un vantaggio competitivo. Difendere il biologico italiano significa difendere lavoro, territori e identità produttiva», conclude l’europarlamentare Denis Nesci.