Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino e oggi consulente speciale del ministro italiano Guido Crosetto, ha presentato a Leopoli il progetto Esercito di Robot. L’iniziativa punta a sviluppare un ecosistema privato dedicato alla difesa, con startup, centri di ricerca e sperimentazioni sul campo per impiegare macchine antropomorfe e altri sistemi senza equipaggio nelle operazioni militari.
L’annuncio è arrivato durante la conferenza tecnologica IT Arena, in Ucraina, dove Fedorov ha illustrato obiettivi e prospettive del programma. L’idea dichiarata è ridurre l’esposizione dei militari e limitare le perdite umane, trasferendo alle macchine alcune delle attività oggi svolte dalla fanteria. La presentazione è stata accompagnata anche da un filmato realizzato con l’intelligenza artificiale, nel quale comparivano robot umanoidi, droni sferici e mezzi quadrupedi progettati per l’impiego in scenari di combattimento.
Le scadenze indicate
Secondo quanto riferito dal Kyiv Independent, il piano prevede di arrivare all’impiego di un robot umanoide contro un soldato nemico entro sei mesi. L’obiettivo successivo sarebbe condurre il primo assalto a una posizione avversaria entro un anno. Si tratta di traguardi dichiarati dal promotore dell’iniziativa, che dovrà ora tradurre il progetto in tecnologie affidabili, sostenibili e utilizzabili in condizioni operative.
Fedorov è stato indicato dai media come uno dei principali artefici della strategia ucraina sui droni. Rimosso a luglio dall’incarico di ministro dal presidente Volodymyr Zelensky, ha continuato a occuparsi di innovazione nel settore militare. L’esperienza maturata dal 2022 con il programma Esercito di Droni costituisce la base del nuovo progetto, che dovrebbe sostenere finanziariamente le aziende emergenti, favorire la ricerca e portare le soluzioni robotiche direttamente al fronte.
Il limite dell’autonomia
La guerra in Ucraina rappresenta già un laboratorio per i sistemi tecnologici applicati alle operazioni militari. I veicoli terrestri senza pilota vengono utilizzati da entrambi gli schieramenti soprattutto per la logistica, il trasporto dei rifornimenti e l’evacuazione dei feriti in aree esposte agli attacchi dei droni. Nella maggior parte dei casi, però, non sono autonomi: vengono controllati a distanza attraverso collegamenti satellitari.
Restano inoltre diversi ostacoli. Gli esperti militari sottolineano che un territorio non può essere considerato conquistato senza la presenza della fanteria e che le batterie garantiscono ancora un’autonomia limitata. I mezzi robotici possono poi risultare vulnerabili al fuoco avversario. Questi fattori rendono complesso il passaggio da strumenti di supporto a sistemi capaci di sostituire gli esseri umani nelle fasi più esposte del combattimento.
Il progetto ha ricevuto il sostegno di investitori del settore tecnologico occidentale, tra cui Alex Karp, amministratore delegato di Palantir. L’evoluzione dell’iniziativa sarà seguita con attenzione anche in Italia, dove Fedorov svolge un incarico di consulenza per il ministero della Difesa. Il suo ruolo riguarda droni, modernizzazione della dottrina militare e integrazione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi nelle operazioni della Difesa.