Scenario bellico

Missili e bombe su Kiev, incendi e blackout: 2 morti tra cui un bambino e 4 feriti

Esplosioni udite in città, colpiti tre distretti; Berlino critica l’assenza di negoziati seri

Missili e bombe su Kiev, incendi e blackout: 2 morti tra cui un bambino e 4 feriti

Kiev è stata nuovamente colpita da un attacco russo nelle prime ore del 30 settembre 2026. Secondo l’amministrazione militare locale, il bilancio dei raid è di due vittime, un bambino e una donna, mentre altre quattro persone sono rimaste ferite. Sulla capitale sono stati lanciati missili balistici e droni, con esplosioni udite in diverse zone della città.

L’aeronautica militare ucraina aveva diffuso un primo avviso relativo a una minaccia balistica in avvicinamento, seguito dalla segnalazione della presenza di missili diretti verso Kiev. Due minuti dopo è stato diramato un nuovo allarme urgente. Le difese aeree hanno cercato di intercettare le minacce, mentre le autorità hanno riferito di incendi in tre distretti della capitale. Le informazioni sul numero delle vittime e dei feriti sono state attribuite all’amministrazione militare locale.

Il confronto sui negoziati

L’attacco si inserisce nel più ampio contesto della guerra tra Russia e Ucraina. La sera precedente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva commentato l’incontro, definito raro, tra i ministri degli Esteri tedesco e russo, avvenuto sabato a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo Merz, il colloquio avrebbe dimostrato che Mosca non sarebbe interessata a negoziati seri per porre fine al conflitto, iniziato da oltre quattro anni e mezzo.

Nel frattempo, a Seul è stata valutata la possibile divulgazione da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky della notizia relativa al trasferimento di due prigionieri di guerra nordcoreani. La valutazione è stata attribuita al National Intelligence Service della Corea del Sud e riferita dal parlamentare Yoo Yeong-ha. Secondo l’agenzia, la diffusione della notizia potrebbe essere stata finalizzata a rafforzare il sostegno dell’opinione pubblica sudcoreana all’invio di armi e ad altre forme di assistenza a Kiev.

La stessa ricostruzione indica quindi un possibile collegamento tra la gestione pubblica della vicenda dei prigionieri e il dibattito sull’aiuto militare sudcoreano all’Ucraina. Il tema si aggiunge alle tensioni diplomatiche e militari che continuano ad accompagnare il conflitto, mentre nella capitale ucraina le autorità hanno gestito le conseguenze dell’ultimo attacco e degli incendi segnalati in più aree urbane.