Energia globale

Il G7 immette 100 milioni di barili dalle riserve strategiche per frenare il caro diesel

L’intesa punta a frenare i rincari alla pompa, mentre conflitto, stop russi e scelte cinesi riducono l’offerta

Il G7 immette 100 milioni di barili dalle riserve strategiche per frenare il caro diesel

I Paesi del G7 preleveranno dalle proprie riserve strategiche fino a 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio nell’arco dei prossimi quattro mesi. L’obiettivo è ridurre la pressione sui prezzi dei carburanti, in particolare del diesel, in una fase segnata da una disponibilità più limitata di prodotti petroliferi. L’annuncio è stato fatto da Emmanuel Macron, presidente francese, al termine del coordinamento tra i sette Paesi.

Secondo quanto riferito da Macron, gli Stati del gruppo hanno inoltre concordato di non introdurre limitazioni o divieti alle esportazioni di questo settore tra i membri. La Francia, che detiene la presidenza di turno del G7 nel 2026, ha sottolineato la volontà di mantenere una linea comune. Il vertice dei leader si era svolto a Évian-les-Bains, dal 15 al 17 giugno. Il presidente francese ha parlato di un segnale di unità e ha sostenuto che i mercati avrebbero già iniziato a reagire all’annuncio della riunione.

Il coordinamento sulle scorte

Il piano prevede, secondo le informazioni diffuse prima dell’incontro, il rilascio di 50 milioni di barili di gasolio da parte dei Paesi europei e di altri 50 milioni di greggio messi a disposizione dai membri dell’Agenzia internazionale dell’energia. L’Eliseo aveva indicato proprio il coordinamento con l’Aie come elemento centrale dell’operazione. La decisione finale sull’effettivo rilascio delle riserve resta tuttavia affidata ai singoli Stati, mentre all’agenzia spetta il coordinamento globale.

L’annuncio di Macron era stato preceduto di circa un quarto d’ora da quello di Donald Trump, pubblicato sulla piattaforma Truth. Il presidente degli Stati Uniti aveva scritto che l’Europa avrebbe deciso di immettere sul mercato una quantità consistente delle proprie scorte di gasolio e che il processo sarebbe iniziato immediatamente. La comunicazione è arrivata mentre Trump affronta, a un mese dalle elezioni di metà mandato, un calo del consenso associato soprattutto al costo dei carburanti e all’inflazione.

Le cause della pressione sui prezzi

La discussione sui rilasci è maturata dopo una richiesta dell’amministrazione statunitense a Germania e Francia affinché riducessero le proprie scorte di emergenza. In assenza di un intervento, gli Stati europei avrebbero rischiato un possibile blocco americano delle esportazioni di diesel; secondo la ricostruzione riportata, Washington avrebbe chiesto di liberare 100 milioni di barili entro venti giorni. I governi europei hanno quindi collegato qualsiasi intesa sull’uso delle riserve all’impegno degli Stati Uniti a non interrompere unilateralmente le esportazioni.

La tensione sul mercato è legata soprattutto allo stato dell’offerta. Le forniture sono condizionate dalla guerra con l’Iran, dalla proroga russa del divieto di esportazione del gasolio fino alla fine di ottobre e dalla scelta delle raffinerie cinesi di sospendere in ottobre le esportazioni di carburante per rafforzare le scorte interne. Il provvedimento russo è stato collegato ai danni subiti da diverse raffinerie del Paese dopo gli attacchi ucraini.

Per Bruxelles, l’operazione presenta un equilibrio complesso: l’immissione di nuove quantità può contribuire a contenere i prezzi, ma l’Europa deve conservare livelli elevati di riserva in vista dell’inverno e di un eventuale aggravamento della crisi petrolifera. Le scorte strategiche europee ammontano a circa 39 milioni di tonnellate di gasolio e 10,4 milioni di tonnellate di benzina.

Il precedente più vicino risale a marzo, dopo l’attacco all’Iran, quando l’Aie approvò all’unanimità il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve globali per evitare carenze e stabilizzare i mercati in seguito alle interruzioni dei traffici nello Stretto di Hormuz. Il precedente record era di 182,7 milioni di barili, deciso dopo lo shock energetico seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. In quell’occasione il direttore esecutivo dell’agenzia, Fatih Birol, aveva definito la situazione una grave crisi energetica e la più grande interruzione degli approvvigionamenti nella storia del mercato petrolifero globale.