Inchiesta giudiziaria

Sei indagate per la morte di un bambino in un nido di Bibbiena

Contestati rischi ambientali e sorveglianza insufficiente; gli atti passano alla fase preliminare

Sei indagate per la morte di un bambino in un nido di Bibbiena

La Procura di Arezzo ha chiuso le indagini sulla morte di Leo Ricci, il bambino di due anni e cinque mesi deceduto il 12 novembre 2025 nel giardino dell’asilo nido Ambarabà Ciccì Coccò di Soci, nel territorio comunale di Bibbiena. Sei donne sono state raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari e risultano accusate, a vario titolo, di omicidio colposo.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il piccolo si trovava nel cosiddetto boschetto didattico della struttura quando il cappuccio del suo giubbotto rimase impigliato a un ramo. La pressione esercitata dall’arbusto sul collo gli avrebbe provocato l’asfissia. Leo sarebbe rimasto solo per alcuni minuti, prima di essere trovato dal personale del nido.

Le contestazioni della Procura

Al centro dell’inchiesta ci sono presunte carenze nella valutazione dei rischi, nella sicurezza degli spazi esterni e nella vigilanza sui bambini. La Procura, rappresentata dal procuratore capo Gianfederica Dito e dalla sostituta procuratrice Angela Masiello, ritiene che l’area del boschetto presentasse elementi potenzialmente pericolosi per bambini di quell’età e che Leo dovesse essere seguito a vista.

Tra le indagate figura la legale rappresentante e presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa a cui il Comune di Bibbiena aveva affidato la gestione del nido. Nei suoi confronti viene contestata, tra l’altro, la mancata indicazione nel Documento di valutazione dei rischi delle possibili criticità legate alla presenza di alberi e rami potenzialmente insidiosi. L’accusa richiama anche l’organizzazione degli spazi e la composizione del personale assegnato alla sezione frequentata dal bambino.

È indagata inoltre la responsabile e coordinatrice della struttura, individuata come preposta alla sicurezza. Le vengono contestate la gestione dell’area del boschetto, la manutenzione e la vigilanza sull’attività del personale educativo e assistenziale. Nell’inchiesta sono coinvolte anche tre educatrici della sezione dei Tigrotti, alle quali viene attribuita l’omessa sorveglianza sulla sicurezza e sull’incolumità dei bambini durante la permanenza in giardino. La sesta indagata è un’assistente in servizio nella struttura il giorno della tragedia.

La prossima fase del procedimento

Dopo la morte del bambino, il giardino era stato sottoposto a sequestro. L’arbusto coinvolto nell’accaduto è stato poi rimosso durante gli interventi di messa in sicurezza eseguiti prima della riapertura dell’asilo, anche sulla base delle indicazioni dell’Asl.

La chiusura delle indagini non rappresenta un accertamento definitivo delle responsabilità. Le sei indagate, tutte assistite da difensori, potranno presentare memorie, depositare documenti e chiedere di essere ascoltate. Successivamente si terrà l’udienza preliminare, nella quale sarà esaminata l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

I familiari di Leo, assistiti dall’avvocata Francesca Molino, sono costituiti parte civile. Il procedimento dovrà stabilire, sulla base degli elementi raccolti dalla Procura e delle deduzioni delle difese, se la morte sia stata una tragica fatalità o se siano emerse condotte colpose penalmente rilevanti. Fino a un’eventuale sentenza definitiva, le persone indagate devono essere considerate innocenti.