Le forze governative yemenite, alleate dell’Arabia Saudita, hanno confermato di aver condotto attacchi contro obiettivi militari nella capitale Sana’a, controllata dai ribelli Houthi. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Saba, vicina al governo, mentre nella città sono state udite forti esplosioni. Diversi media regionali hanno attribuito le deflagrazioni a raid dell’aviazione saudita, ma le informazioni disponibili non forniscono un bilancio delle eventuali vittime o dei danni provocati dai bombardamenti.
Il portavoce delle forze governative, il colonnello Majid al-Nuzaili, ha dichiarato che l’esercito ha colpito quelli che ha definito obiettivi militari legittimi e strategici. Secondo la stessa fonte, le forze filogovernative disporrebbero delle capacità necessarie per condurre ulteriori operazioni contro gli Houthi. La rivendicazione arriva in una fase di forte tensione lungo il fronte yemenita, dove il conflitto contrappone i ribelli sostenuti dall’Iran alle forze alleate di Riad.
Gli scontri nell’area di Taiz
L’agenzia Saba ha inoltre riferito che le forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno sottratto agli Houthi il controllo del forte di Sam’e, a sud-est di Taiz. La conquista sarebbe avvenuta dopo violenti combattimenti tra le due parti. Una fonte militare citata dall’agenzia ha sostenuto che decine di miliziani Houthi sono rimasti uccisi o feriti, senza fornire ulteriori dettagli né indicare le perdite tra le forze governative.
Nel quadro dell’escalation, media regionali hanno riportato anche la presenza di una vasta colonna di fumo e di fiamme nei pressi di un impianto della Saudi Aramco a Riad. Un testimone di Reuters ha riferito di aver visto il fumo, mentre altre fonti hanno attribuito l’episodio a un attacco Houthi. Al momento delle prime segnalazioni, tuttavia, non risultavano conferme da parte delle autorità saudite o della compagnia sull’origine dell’incendio e sull’eventuale coinvolgimento della raffineria.
Le altre tensioni nella regione
Le notizie dal fronte yemenita si inseriscono in una più ampia fase di instabilità in Medio Oriente. Nello Stretto di Hormuz, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha segnalato che due petroliere sono state colpite da proiettili non identificati. Nel primo caso si è sviluppato un principio d’incendio, poi domato; nel secondo, una nave è stata colpita sul lato sinistro al largo dell’Oman. Non sono stati segnalati feriti né danni ambientali.
In parallelo, nella Striscia di Gaza, un raid israeliano ha colpito un edificio residenziale a ovest di Gaza City. Secondo le autorità sanitarie locali e testimoni citati dall’agenzia KUNA, almeno cinque palestinesi, tra cui quattro donne, sono morti e altre persone sono rimaste gravemente ferite. Il bombardamento avrebbe distrutto diverse abitazioni e provocato incendi, successivamente spenti dai soccorritori della Protezione Civile.
Sullo sfondo restano anche le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha dichiarato che la guerra finirà dopo le elezioni di midterm e ha ribadito che Teheran non dovrà dotarsi di un’arma nucleare. Secondo il quadro riferito nel testo, Washington starebbe valutando l’invio di ulteriori forze in Medio Oriente, mentre il Pentagono avrebbe disposto nuovi sistemi di difesa e un gruppo navale aggiuntivo. Le diverse crisi, dal conflitto yemenita alla sicurezza delle rotte petrolifere, si sviluppano così in uno scenario regionale segnato da attacchi, ritorsioni e accuse ancora in parte non verificate.