L’obiettivo finale dell’azione pianificata a bordo del volo commerciale non era semplicemente la dirottamento, bensì la distruzione delle strutture dello scalo di Tel Aviv. Emergenze drammatiche si sono delineate durante gli interrogatori condotti dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti a carico del ventinovenne Hamam al-Hammami, il copilota di nazionalità omanita arrestato dopo aver tentato di assumere il controllo del Boeing operato dalla compagnia aria Flydubai. Gli inquirenti hanno ricostruito le intenzioni del giovane aviatore, il quale ha dichiarato agli investigatori di aver scelto la compagnia aerea emiratina con il preciso scopo di coprire la rotta verso lo stato israeliano. L’operazione di dirottamento, sventata grazie alla reazione del comandante e di alcuni passeggeri presenti a bordo, doveva culminare con uno schianto programmato direttamente contro la struttura dell’aeroporto internazionale.
La ricostruzione della pianificazione nei mesi precedenti
Le indagini coordinate dagli apparati di sicurezza locali indicano che la preparazione dell’attentato andava avanti da diverso tempo. Nel corso dei mesi passati, in particolare durante le soste di lavoro effettuate tra giugno e luglio presso lo scalo israeliano, l’aviatore ventinovenne ha raccolto informazioni utili sulle procedure d’avvicinamento e sulla disposizione dell’infrastruttura. Un primo tentativo era stato programmato dallo stesso Hamam al-Hammami per il mese di luglio, ma l’operazione fu annullata all’ultimo istante a causa della presenza nel personale di cabina di un membro dell’equipaggio con cui il sospettato intratteneva rapporti di amicizia. La scelta di agire a bordo del collegamento da Dubai a Tel Aviv è maturata dopo una serie di studi sulle rotte internazionali che garantivano l’accesso diretto allo spazio aereo di Israele.
La strategia di volo per eludere i sistemi di difesa dell’aeroporto
Il piano concepito dal copilota mirava a sfruttare i protocolli standard di atterraggio per evitare di far scattare le contromisure militari. Secondo le deposizioni rese agli inquirenti emiratini, la manovra prevedeva l’ottenimento regolare dell’autorizzazione alla discesa da parte della torre di controllo dell’aeroporto Ben Gurion.
Una volta giunto in prossimità della pista e a quota ridotta, l’aviatore avrebbe deviato bruscamente la rotta del velivolo per dirigersi alla massima velocità contro i terminal passeggeri, azzerando i tempi di reazione delle difese contraeree di Israele. La prontezza del pilota titolare, rimasto ferito durante l’aggressione avvenuta all’interno della cabina di guida, ha impedito la prosecuzione della manovra di discesa e costretto il velivolo a una deviazione d’emergenza.
Revisione delle misure di sicurezza e analisi internazionali
A seguito del grave episodio sventato nei cieli del Medio Oriente, le autorità governative israeliane hanno disposto verifiche immediate su tutti i collegamenti aerei operati da vettori esteri in arrivo nel Paese. Il premier Benjamin Netanyahu ha richiesto una revisione integrale dei protocolli di sicurezza e dei controlli sul personale di volo autorizzato ad attraversare lo spazio aereo nazionale. Parallelamente, le agenzie d’intelligence internazionali stanno analizzando i trascorsi del giovane Hamam al-Hammami, con particolare attenzione ai periodi di formazione universitaria trascorsi all’estero, per accertare eventuali contatti con reti di indottrinamento radicale o cellule estremiste esterne.
Riepilogo delle informazioni sull’evento
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Soggetto arrestato | Hamam al-Hammami (29 anni, copilota omanita) |
| Compagnia coinvolta | Flydubai (volo da Dubai a Tel Aviv) |
| Obiettivo dichiarato | Schianto contro le strutture dell’aeroporto Ben Gurion |
| Autorità inquirenti | Procuratori e servizi di sicurezza degli Emirati Arabi Uniti |