Tragedia subacquea

Maldive, l’esito dell’autopsia: sub italiani morti per mancanza di ossigeno

Gli esami medico-legali escludono attacchi di fauna marina o traumi e confermano l'esaurimento dell'aria nelle bombole

Maldive, l’esito dell’autopsia: sub italiani morti per mancanza di ossigeno

Le perizie medico-legali eseguite sui corpi dei connazionali deceduti nell’arcipelago dell’Oceano Indiano hanno fornito i primi punti fermi sull’incidente. Giovedì 14 maggio 2026, cinque esploratori della fauna marina hanno perso la vita all’interno di una cavità sotterranea nell’atollo di Vaavu. Le autopsie effettuate il 25 e 26 maggio dagli esperti incaricati dalla Procura di Busto Arsizio, su mandato della Procura di Roma, hanno stabilito che il decesso è avvenuto per anossia, ovvero per la totale mancanza di ossigeno. Gli accertamenti tossicologici non hanno rilevato sostanze anomale, così come non sono emerse lesioni riconducibili ad attacchi di squali o ad altri traumi fisici.

I dubbi sulla dinamica e le indagini della Procura di Roma

Se il dato medico stabilisce la causa della morte, resta aperto l’interrogativo sulle ragioni che hanno impedito al gruppo di guadagnare l’uscita prima dell’esaurimento della riserva d’aria. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo di indagine con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Gli inquirenti dovranno incrociare i referti autoptici con le analisi tecniche svolte sulle bombole, sui computer di immersione, sugli illuminatori e sui supporti video contenuti nelle videocamere GoPro recuperate. Solamente da questi elementi sarà possibile chiarire se il gruppo abbia subito un disorientamento spaziale o un improvviso guasto della strumentazione.

La ricostruzione dell’immersione e le difficili operazioni di recupero

Il gruppo era partito dall’imbarcazione safari “Duke of York” per raggiungere un sistema di grotte sotterranee nei pressi della località di Alimathaa. La cinquantunenne docente di Ecologia Monica Montefalcone, la figlia ventitrenne Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato venticinquenne Federico Gualtieri e la guida subacquea cinquantacinquenne Gianluca Benedetti si sono spinti fino a circa 60 metri di profondità. Il mancato rientro in superficie nei tempi previsti ha fatto scattare l’allarme. Il primo corpo recuperato è stato quello di Gianluca Benedetti, mentre la localizzazione degli altri quattro salme ha richiesto giorni di complesse manovre da parte di speleologi subacquei giunti dalla Finlandia, durante le quali ha perso la vita anche un soccorritore locale.

Il nodo dei permessi e i limiti di profondità nell’atollo

Un aspetto centrale delle verifiche riguarda il rispetto delle normative locali, che per le immersioni ricreative fissano il limite massimo a 30 metri. Gli accertamenti delle autorità locali hanno confermato che la spedizione disponeva di un’autorizzazione per ricerche scientifiche sui coralli molli, ma resta da chiarire se la licenza comprendesse l’esplorazione della grotta. L’Ateneo ligure ha precisato che l’uscita non rientrava in una missione istituzionale ufficiale, nonostante la docente Monica Montefalcone vantasse una pluriennale esperienza in ambito biologico e centinaia di immersioni all’attivo.

Dettagli sulle vittime e sugli accertamenti medico-legali

Soggetto / Ente Ruolo e riscontri d’indagine
Monica Montefalcone Docente 51enne dell’Università di Genova, deceduta per anossia
Giorgia Sommacal 23enne, parte del gruppo rimasto intrappolato nella cavità
Muriel Oddenino Ricercatrice universitaria, deceduta per esaurimento dell’aria
Federico Gualtieri Neolaureato 25enne, coinvolto nell’esplorazione profonda
Gianluca Benedetti Guida 55enne, primo corpo recuperato dalle squadre di soccorso
Procura di Roma Titolare del fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo