Mobilitazione nazionale

Fridays for Future, cortei in 25 città contro la crisi climatica

Attivisti e lavoratori chiedono scelte più rapide sulla transizione ecologica

Fridays for Future, cortei in 25 città contro la crisi climatica

Vent’icinque città italiane sono state coinvolte nello Sciopero per il Clima promosso da Fridays for Future. Da Trapani a Trieste, passando per Roma e Bologna, il movimento è tornato in piazza per riportare l’emergenza climatica al centro del dibattito pubblico, dopo un’estate indicata dai promotori come la più calda di sempre e mentre il pianeta si avvicina al superamento della soglia di 1,5 gradi centigradi.

A Roma il corteo è partito alle 17 da Piramide, con arrivo davanti al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La mobilitazione si è svolta a sette anni dai primi cortei organizzati dal movimento. Secondo Fridays for Future, i progressi compiuti finora sono stati insufficienti e gli impegni assunti dai governi non basterebbero a mantenere l’aumento della temperatura globale entro livelli considerati necessari per contenere gli effetti della crisi climatica.

Le richieste degli attivisti

Nel documento e negli interventi diffusi durante la giornata, gli organizzatori hanno collegato il cambiamento climatico agli effetti sulle persone, sugli ecosistemi e sull’economia. Tra le conseguenze citate figurano i danni al comparto agricolo, le perdite economiche e i problemi provocati agli edifici scolastici, come quelli segnalati pochi giorni prima a Marsala dopo il passaggio di un tornado.

Da Trapani, Marco, esponente del gruppo locale, ha contestato le priorità del dibattito politico, chiedendo perché si discuta del tetto agli studenti stranieri nelle scuole mentre alcuni istituti sono stati danneggiati dagli eventi atmosferici. Da Roma, l’attivista Emanuele ha sostenuto la necessità di riportare il caldo estremo dell’estate nell’agenda politica e di limitare il consumo di suolo, indicato dal movimento come una delle cause che aggravano le ondate di calore e le alluvioni. Tra le proposte citate ci sono anche i corridoi ecologici.

Fridays for Future ha inoltre richiamato i dati sui 35mila decessi in eccesso attribuiti al caldo estivo e il riscaldamento del Mediterraneo, che secondo quanto riferito dagli attivisti procede a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale. Guido, del gruppo romano, ha indicato nelle energie rinnovabili una possibile parte della soluzione, soprattutto quando gli impianti sono collegati ai bisogni dei territori, come nel caso delle Comunità energetiche rinnovabili e solidali.

Clima e diritto al dissenso

La protesta ha avuto anche una componente politica. Il movimento ha accusato il Governo Meloni di non accelerare la transizione ecologica e di ostacolare il diritto al dissenso attraverso i decreti sulla sicurezza e le sanzioni per le manifestazioni. Gli organizzatori hanno denunciato inoltre difficoltà nell’organizzazione dei presìdi, citando il cambio di autorizzazione deciso dalla questura di Milano per l’iniziativa prevista in piazza della Scala.

La giornata è stata presentata come una mobilitazione per la giustizia climatica e sociale, con l’obiettivo di mettere in relazione le rivendicazioni ambientali con quelle del mondo del lavoro. A Torino, sotto la Mole, hanno partecipato anche lavoratori metalmeccanici. Carlo, attivista torinese, ha sostenuto che non possa esserci giustizia climatica senza giustizia sociale, richiamando le recenti proteste contro le ingiustizie internazionali e le mobilitazioni studentesche.