Negli ultimi giorni, le pompe di benzina italiane sono diventate il palcoscenico di una campagna di Greenpeace che accusa Donald Trump e Giorgia Meloni di essere i principali responsabili dell’aumento dei prezzi del carburante. Gli attivisti hanno affisso adesivi che ritraggono i due leader, con Trump che indica i prezzi e afferma: “Sono stato io!”, mentre Meloni risponde: “Con il mio supporto!”.
Le accuse di Greenpeace
Secondo Greenpeace Italia, l’accusa nei confronti del governo Meloni è duplice. Da un lato, viene sottolineata la vicinanza all’amministrazione Trump, ritenuta responsabile dell’attacco contro l’Iran, che ha destabilizzato ulteriormente il Medio Oriente. Dall’altro, gli attivisti criticano l’assenza di politiche concrete per ridurre la dipendenza dell’Italia da gas e petrolio, nonché la mancanza di una tassazione sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche.
Simona Abbate, attivista di Greenpeace, ha dichiarato: “Mentre famiglie, lavoratori e imprese subiscono gli effetti della crisi energetica ed economica, il governo italiano opta per soluzioni tampone che non risolvono il problema, prolungando la nostra dipendenza dai combustibili fossili e rinviando la transizione energetica, unica via di uscita per questa crisi”.
La proposta di Greenpeace
Greenpeace ha anche riproposto una lettera inviata alla premier Meloni, contenente una proposta per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia. Gli attivisti chiedono investimenti significativi nelle energie rinnovabili e nell’elettrificazione dell’economia, suggerendo di finanziare queste iniziative attraverso una tassa permanente sulle aziende dei combustibili fossili e delle armi.
Questa campagna di Greenpeace si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per i costi energetici, che hanno subito un’impennata a causa della guerra in Medio Oriente. Sebbene il governo abbia tentato di calmierare i prezzi con un taglio delle accise, gli attivisti sostengono che tali misure siano insufficienti e temporanee.