Le grandi città stanno mettendo a punto strategie per affrontare l’aumento delle temperature e gli eventi meteorologici estremi. I programmi descritti guardano soprattutto al 2027, con interventi che vanno dalla riduzione delle emissioni alla trasformazione degli spazi urbani, fino al rafforzamento dei servizi destinati alle persone più esposte al caldo. La difficoltà principale è conciliare la rapidità dei cambiamenti climatici con i tempi della burocrazia e della realizzazione delle opere.
Il fenomeno riguarda metropoli europee e asiatiche, chiamate a contenere l’effetto dell’isola di calore urbana prodotto dalla combinazione di asfalto, cemento e impianti di condizionamento. Le misure puntano anche a ridurre i rischi legati a nubifragi, alluvioni, siccità e tifoni. Il quadro comprende iniziative già avviate e piani destinati a entrare nella fase operativa nei prossimi anni.
Verde, acqua ed energia nelle capitali europee
A Parigi il piano di transizione ecologica prevede una riduzione delle emissioni del 5 per cento all’anno, l’espansione della mobilità elettrica attraverso nuovi punti di ricarica e la conversione della flotta pubblica. Sono inoltre previsti interventi per limitare gli sprechi alimentari ed energetici negli edifici pubblici e per trasformare i cortili scolastici in oasi verdi, capaci di attenuare le temperature durante l’estate.
Ad Amsterdam la strategia si inserisce nel programma nazionale olandese di adattamento climatico e si basa sul modello della Città Spugna. L’obiettivo è riprogettare gli spazi urbani per assorbire l’acqua in eccesso durante i nubifragi, prevenire gli allagamenti e affrontare la siccità estiva, collegando la gestione del territorio alle politiche di salute pubblica.
La Germania ha adottato un piano climatico composto da 67 misure e sostenuto da 8 miliardi di euro. Il programma mira a ridurre le emissioni del 65 per cento entro il 2030 e interviene su energia, trasporti, edilizia e agricoltura. Tra gli obiettivi figurano l’espansione di 12 gigawatt di eolico terrestre, la riduzione dell’uso di gas e carbone, la decarbonizzazione del calore industriale e la sostituzione di macchinari agricoli diesel con mezzi elettrici. Il piano comprende anche interventi su teleriscaldamento, foreste, torbiere e suoli, considerati strumenti per il sequestro del carbonio.
Tokyo, Londra e Roma tra prevenzione e resilienza
A Tokyo, la Zero Emission Tokyo Strategy punta sulla diffusione dei veicoli a zero emissioni, sull’obbligo di installare pannelli solari sui nuovi edifici e sull’impiego di celle a combustibile a idrogeno. Il programma prevede inoltre il rafforzamento delle infrastrutture sotterranee, compresi i sistemi anti-alluvione, per proteggere la metropoli da tifoni e temperature estreme.
Londra si prepara al London Plan 2027-2050, documento di sviluppo territoriale che collega la crisi abitativa alla resilienza climatica. Il piano prevede standard edilizi contro il surriscaldamento, l’ampliamento delle Healthy Streets, la promozione della mobilità attiva e una gestione coordinata dell’acqua e delle aree verdi.
A Roma, la Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici approvata nel 2025 individua nell’asfalto e negli edifici una delle cause dell’isola di calore urbana. Il Piano Caldo, annunciato nel luglio 2026, combina prevenzione, adattamento e coordinamento tra amministrazioni. Sono previsti servizi per le persone fragili, tra cui centri diurni, unità di strada, pasti, screening sanitari, piscine gratuite, soggiorni e centri estivi, oltre al supporto della protezione civile.
La capitale italiana ha programmato anche interventi sul verde e sullo spazio pubblico: dal 2022 sono stati piantati 38mila alberi, mentre le aree verdi sono aumentate del 4,56 per cento dal 2021. Il programma comprende nuovi parchi, la depavimentazione di oltre 44mila metri quadrati e lavori su strade e piazze, accompagnati dal potenziamento della manutenzione e del lavaggio delle strade. Le iniziative si collocano in un contesto segnato dall’impatto sanitario delle ondate di calore: secondo i dati citati nel testo, quella di fine giugno ha prodotto 10mila decessi in eccesso in Europa.