Intercettazioni Torino

Caso Colapietro, il racconto sulle decisioni dopo la morte

Emergono conversazioni, acquisti e ipotesi attribuite ai tre coinvolti nell’appartamento di via Gulli

Caso Colapietro, il racconto sulle decisioni dopo la morte

Le intercettazioni e i racconti raccolti nell’inchiesta ricostruiscono le ore successive alla morte di Fabio Colapietro, avvenuta in un appartamento di via Gulli, a Torino. A riferire la propria versione dei fatti è Cristian, 26 anni, che avrebbe descritto agli investigatori una serata iniziata il 20 settembre durante un festino caratterizzato dal consumo di alcol e sostanze stupefacenti.

Secondo quanto attribuito al giovane, nel corso della serata avrebbe aggredito Colapietro stringendogli un braccio intorno al collo e colpendolo al volto con alcuni pugni. La vittima avrebbe perso conoscenza. Cristian ha raccontato di essere entrato nel panico e di avere tentato per circa due ore di rianimarla, prima di rendersi conto che era morta. La ricostruzione, così come riportata nelle conversazioni, dovrà essere valutata nell’ambito degli accertamenti sul caso.

Le ore nell’appartamento

Dopo il decesso, sempre secondo il racconto del 26enne, nell’abitazione sarebbero rimasti anche Nicole Formichetti e la 22enne Keith Butig. I tre avrebbero continuato a fare uso di droghe mentre il corpo si trovava nell’appartamento. Cristian avrebbe spiegato che il consumo di sostanze sarebbe proseguito nel tentativo di affrontare la situazione e organizzare le azioni successive.

Le persone coinvolte avrebbero quindi acquistato sacchi, candeggina, nastro adesivo e altro materiale. L’obiettivo indicato nelle dichiarazioni sarebbe stato ripulire l’alloggio e nascondere il cadavere. Tra gli elementi citati nelle conversazioni figurano anche le videochiamate con la ex di Cristian e gli acquisti effettuati per predisporre quanto ritenuto necessario dopo la morte di Colapietro.

L’ipotesi sul corpo

Nel racconto del giovane, la professoressa sarebbe stata la persona che più di tutti avrebbe cercato una soluzione per liberarsi del corpo. Cristian l’avrebbe indicata come colei che avrebbe preso le decisioni, sostenendo che Formichetti puntasse a chiudere rapidamente la vicenda e a tornare alla normalità. Si tratta, anche in questo caso, di una versione contenuta nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni attribuite al 26enne, non di un accertamento definitivo sulle responsabilità individuali.

In una prima fase sarebbe stata presa in considerazione l’idea di portare il corpo al lago di Garda, dopo averlo legato con catene. In seguito a una discussione, i tre avrebbero valutato l’ipotesi di dividerlo. Per questo motivo sarebbero andati in ferramenta, dove avrebbero acquistato, tra gli altri oggetti, una mannaia e un affilatore. Le circostanze descritte restano al centro della ricostruzione investigativa sul ruolo avuto da ciascuno dei presenti nell’appartamento di via Gulli.