Udienza decisiva

Caso Regeni, la Corte d’Assise si prepara alla sentenza

Accusa: un ergastolo e tre pene da 17 anni e mezzo per funzionari del Cairo, assenti al dibattimento

Caso Regeni, la Corte d’Assise si prepara alla sentenza

Lunedì i giudici della Prima Corte d’Assise di Roma entreranno in camera di consiglio per decidere sul processo per la morte di Giulio Regeni. Sul banco degli imputati, assenti, ci sono quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani. La procura di Roma ha chiesto l’ergastolo per uno di loro e la condanna a 17 anni e mezzo di reclusione per gli altri tre.

Il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono accusati di sequestro di persona pluriaggravato. A Sharif vengono contestati anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato. Le imputazioni riguardano il sequestro, le torture e l’uccisione del ricercatore friulano, il cui corpo fu trovato il 3 febbraio 2016 lungo la strada tra il Cairo e Alessandria.

Le indagini e la svolta processuale

L’inchiesta della procura di Roma, affidata fin dall’inizio a Sergio Colaiocco, ha incontrato depistaggi e mancata collaborazione da parte delle autorità egiziane. La svolta è arrivata il 4 dicembre 2018, quando gli investigatori italiani hanno iscritto nel registro degli indagati i quattro ufficiali dei servizi segreti civili e della polizia investigativa egiziana. Alle indagini hanno contribuito anche lo Sco e il Ros.

Il Cairo ha respinto l’impostazione accusatoria, sostenendo che gli ufficiali non avessero avuto alcun ruolo nella vicenda e indicando come responsabili una banda di criminali, rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia. La procura italiana ha invece ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per chiedere il processo. Il procedimento ha subito una battuta d’arresto nell’ottobre 2021, quando la Terza Corte d’Assise di Roma ha dichiarato nullo il decreto che disponeva il giudizio a causa dell’assenza degli imputati.

Per superare lo stallo, la procura ha sollevato davanti alla Corte costituzionale la questione relativa alle notifiche agli imputati in caso di mancata cooperazione dello Stato estero. Con la sentenza numero 192, la Consulta ha dichiarato illegittima la norma che avrebbe potuto impedire a tempo indeterminato il processo per l’assenza di conoscenza degli atti da parte degli accusati. Secondo i giudici costituzionali, una simile situazione avrebbe creato una forma di immunità di fatto per reati commessi da agenti pubblici.

Le prove discusse in aula

Il processo si è aperto nel febbraio 2024 davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma, dopo il rinvio a giudizio disposto dal gup Roberto Ranazzi. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati numerosi testimoni, tra cui un cittadino egiziano indicato come teste Delta, che ha riferito di avere sentito Regeni mentre veniva picchiato e torturato dopo l’arresto al Cairo.

Gli esperti del Racis dei carabinieri e della polizia scientifica hanno inoltre analizzato i filmati delle telecamere della fermata della metropolitana di Dokki, l’ultimo luogo in cui era stata registrata la posizione del telefono del ricercatore. Dai file consegnati dalle autorità egiziane mancavano le immagini del 25 gennaio 2016. Il recupero effettuato dai tecnici ha evidenziato anche un intervallo di 18-20 minuti, tra le 19.49 e le 20.08.

Durante la requisitoria, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha descritto il procedimento come un processo segnato dal silenzio, dalla mancata collaborazione e dai depistaggi. Il procuratore capo Francesco Lo Voi ha sottolineato il ruolo della Corte costituzionale nel superamento della fase di stallo e ha ribadito l’assenza di collaborazione da parte dell’Egitto.

I genitori di Regeni hanno chiesto giustizia per tutto l’iter processuale, assistiti dall’avvocata Alessandra Ballerini. La parte civile ha sostenuto la necessità di accertare le responsabilità per il sequestro, le torture e l’omicidio. I difensori d’ufficio dei quattro egiziani hanno invece negato il coinvolgimento degli appartenenti alla National Security e ipotizzato la responsabilità di gruppi terroristici. Ora la Corte dovrà valutare gli elementi raccolti e pronunciarsi sulle richieste dell’accusa.