Mobilità urbana

Centinaia in bici a Torino ricordano Niccolò e chiedono più sicurezza

La Fiab rilancia l’iniziativa dopo l’investimento mortale sul controviale di corso Regina Margherita

Centinaia in bici a Torino ricordano Niccolò e chiedono più sicurezza

Centinaia di ciclisti si sono ritrovati a Torino per ricordare Niccolò, il bambino di sette anni morto dopo essere stato investito mentre andava a scuola in bicicletta insieme al padre. La manifestazione ha riportato al centro dell’attenzione la sicurezza di chi si sposta sulle due ruote o a piedi, in una città dove le condizioni delle piste ciclabili e dei percorsi promiscui sono da tempo oggetto di discussione.

La tragedia sul controviale

Il bambino era in sella lungo il controviale di corso Regina Margherita, diretto a scuola con il padre, quando è stato travolto da una Chevrolet Matiz. L’incidente è avvenuto all’altezza del civico 63. Dopo l’impatto, Niccolò è stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale Regina Margherita.

Il piccolo è stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Nel pomeriggio, però, le conseguenze del grave politrauma sono risultate fatali. La sua morte ha suscitato una forte reazione tra i ciclisti e le associazioni impegnate sul tema della mobilità sostenibile e della sicurezza stradale.

La richiesta di interventi

Per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto, la polizia locale ha sequestrato sia la bicicletta sia l’automobile coinvolta e ha avviato gli accertamenti. Il testo non riferisce ulteriori elementi sulle responsabilità o sugli sviluppi delle verifiche.

Dopo la tragedia, la Fiab ha riacceso i riflettori sulle condizioni delle ciclabili torinesi, con particolare attenzione ai controviali di corso Regina Margherita, considerati troppo esposti ai rischi del traffico. Da questa riflessione è nata l’iniziativa Basta morire in strada, organizzata per ricordare Niccolò e sollecitare interventi concreti a tutela di ciclisti e pedoni.

Durante la protesta, la cosiddetta ciclabile umana ha rappresentato il modo scelto dai partecipanti per rendere visibile la richiesta di maggiore protezione per gli utenti più vulnerabili della strada. Il corteo ha così unito il cordoglio per la morte del bambino alla denuncia delle criticità dei percorsi ciclabili e alla domanda di misure capaci di rendere più sicuri gli spostamenti quotidiani.