Un nuovo episodio di tensione in Cisgiordania ha visto i coloni israeliani protagonisti di un atto che ha suscitato indignazione tra le comunità palestinesi. Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, a Petza’el, nella Valle del Giordano, gruppi di coloni avrebbero deviato l’acqua da sorgenti e infrastrutture idriche utilizzate dai palestinesi per creare un’attrazione turistica all’interno di antiche rovine romane.
Questa iniziativa, che ha ricevuto il sostegno di alcuni membri del governo di Tel Aviv, tra cui Amichai Eliyahu, ministro del Patrimonio, ha sollevato preoccupazioni per la situazione idrica già critica delle comunità locali. Secondo un agricoltore palestinese della zona, i coloni avrebbero distrutto una conduttura per deviare il flusso d’acqua, affermando: “E ora non abbiamo più acqua. Se riparassimo la conduttura, i coloni la ri-distruggerebbero il giorno dopo. Sono pericolosi”.
La piscina di Erode
Definita “un’iniziativa ambientalista e ricreativa”, l’acqua deviata è stata utilizzata per riempire una pozza, trasformandola in una piscina, ora conosciuta come “La piscina di Erode”. In questo luogo, sono state issate bandiere israeliane e si tengono preghiere di massa, rendendo la piscina una vera e propria attrazione turistica. Tuttavia, questo sviluppo ha avuto un impatto devastante sulle comunità palestinesi, che ora devono affrontare razionamenti d’acqua, aggravando una situazione già difficile.
La questione dell’acqua in Cisgiordania è da tempo al centro di tensioni tra israeliani e palestinesi, con le comunità palestinesi che spesso lamentano la scarsità di risorse idriche a causa delle politiche di gestione delle acque da parte di Israele. Questo episodio non fa che evidenziare ulteriormente le disparità e le ingiustizie che caratterizzano la vita quotidiana dei palestinesi nella regione.