Sentenza Ponte Morandi

Condanna per Giovanni Castellucci nel caso Ponte Morandi

Giovanni Castellucci condannato a 12 anni per la tragedia del ponte di Genova

Condanna per Giovanni Castellucci nel caso Ponte Morandi

Oggi, giovedì 16 luglio 2026, si è concluso il processo di primo grado relativo al Ponte Morandi di Genova, con la sentenza che ha visto Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, condannato a 12 anni di reclusione. La tragedia, avvenuta il 14 agosto 2018, ha causato la morte di 43 persone e ha segnato un momento drammatico per la città e per il paese intero.

La sentenza è stata emessa dopo un lungo dibattimento durato circa quattro anni, durante il quale sono stati ascoltati numerosi testimoni e analizzati documenti cruciali. In totale, sono stati 57 gli imputati coinvolti nel processo, che ha messo in luce gravi negligenze nella gestione e nella manutenzione del viadotto.

Le condanne

Giovedì 16 luglio 2026 si chiude il primo grado di uno dei dibattimenti giudiziari più complessi della storia recente d’Italia. Il Tribunale di Genova ha pronunciato le sentenze per il cedimento del viadotto Polcevera, avvenuto il 14 agosto 2018, che determinò il decesso di 43 persone. I giudici hanno stabilito 32 condanne per un totale di quasi due secoli di reclusione, oltre a 25 assoluzioni o dichiarazioni di prescrizione, escludendo l’aggravante legata alla sicurezza sul lavoro.

Castellucci condannato a 12 anni per crollo colposo

L’ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, figura centrale del procedimento penale per il quale la pubblica accusa aveva sollecitato una pena di 18 anni e 6 mesi, è stato condannato a 12 anni di reclusione. I magistrati lo hanno ritenuto colpevole dei reati di crollo colposo e omicidio stradale, ritenendo assorbito il reato di omicidio colposo semplice. Per l’ex dirigente, alla guida della società dal 2005 al 2019, la decisione si somma alla condanna definitiva a 6 anni ricevuta nel 2025 per il sinistro del viadotto Acqualonga, nel quale persero la vita 40 passeggeri di un autobus. L’ex manager, attualmente detenuto a Opera, si era difeso sostenendo l’impossibilità di seguire ogni singola ispezione in una struttura societaria complessa.

Condanne per ex dirigenti Aspi, Spea e funzionari pubblici

Le altre decisioni del collegio giudicante colpiscono i vertici della catena di comando e controllo autostradale. Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, ha ricevuto una condanna a 11 anni a fronte dei 15 anni e sei mesi richiesti dall’accusa. Per l’ex numero due della medesima concessionaria, Paolo Berti, la sanzione è di 5 anni e sei mesi, mentre per Antonino Galatà, ex amministratore delegato della controllata Spea, la pena ammonta a 5 anni e sei mesi. Sul fronte dei controlli pubblici, l’ex direttore della vigilanza del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Mauro Coletta, è stato condannato a 5 anni di reclusione, dimezzando la richiesta iniziale formulata dalla procura genovese.

Tagli alle manutenzioni contro la tesi del difetto originario

La tesi accusatoria dei pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi ha convinto i giudici sull’esistenza di una condotta gestionale volta a massimizzare i profitti attraverso la sistematica riduzione dei costi di manutenzione. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il cedimento della pila 9 si sarebbe evitato eseguendo tempestivamente le opere di rinforzo pianificate. La difesa degli imputati aveva invece insistito su un vizio costruttivo occulto dei tiranti che avrebbe reso invisibile il processo di corrosione interna della struttura, nonostante lo stesso progettista Riccardo Morandi avesse raccomandato verifiche continue sul viadotto.

Le reazioni opposte di familiari e collegio difensivo

La lettura del dispositivo è avvenuta alla presenza della sindaca di Genova Silvia Salis, giunta a Palazzo di Giustizia per esprimere vicinanza ai parenti delle vittime. “Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene”, ha dichiarato a caldo Egle Possetti, portavoce del comitato dei familiari. Di segno opposto la posizione dei legali dell’ex amministratore delegato: l’avvocato Carlo Alleva ha definito il verdetto una “sentenza profondamente sbagliata”, annunciando il ricorso in appello per ribaltare l’esito del primo grado di giudizio.