È morto a 91 anni Silvano Larini, tra i nomi comparsi nelle ricostruzioni dell’inchiesta Mani Pulite. Architetto, pittore e designer, Larini fu per lungo tempo vicino a Bettino Craxi, leader socialista e presidente del Consiglio negli anni Ottanta. Proprio per il ruolo che gli veniva attribuito nei collegamenti con gli ambienti craxiani e nel trasferimento di denaro, fu definito il postino di fiducia del dirigente socialista.
Una vita tra Milano e l’India
Larini era nato a Milano il 17 febbraio 1935, in una famiglia legata all’imprenditoria e ai rapporti commerciali con l’Estremo Oriente. Durante l’infanzia trascorse un periodo a Calcutta, allora parte dell’India britannica, prima di rientrare nel capoluogo lombardo. Qui studiò architettura al Politecnico e si inserì negli ambienti della borghesia milanese, costruendo una rete di relazioni destinata ad accompagnarlo nella vita professionale e pubblica.
L’amicizia con Craxi rappresentò uno dei principali fili conduttori del suo percorso. Larini frequentava la casa del leader socialista in via Foppa, dove il sabato si riuniva una cerchia di amici, e prendeva parte anche agli incontri del lunedì con i maggiorenti del partito. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la sua rete di rapporti milanesi contribuì inoltre a consolidare i contatti tra Craxi e Silvio Berlusconi.
Il ruolo negli anni del potere socialista
Nel periodo di maggiore influenza del Partito socialista, Larini si mosse tra imprenditori, società finanziarie e ambienti politici, diventando un interlocutore operativo considerato vicino al gruppo dirigente. Il soprannome di postino di Craxi era legato, appunto, al ruolo che avrebbe svolto nel trasferimento di denaro e nel mantenimento dei collegamenti con gli ambienti del leader socialista. La sua posizione fu poi richiamata nelle ricostruzioni sul sistema di relazioni tra politica, imprese e amministrazione pubblica emerso durante la stagione di Tangentopoli.
Accanto alla frequentazione degli ambienti politici e finanziari, Larini ricoprì incarichi professionali ai vertici di Lombardia Risorse e si occupò dei rapporti con il Piano intercomunale milanese, il Pim, struttura di pianificazione territoriale attorno alla quale gravitavano interessi economici e appalti. Anche il suo ruolo in quel contesto è stato esaminato nelle ricostruzioni giornalistiche dedicate ai rapporti tra amministrazioni, imprese e politica.
Dopo Tangentopoli, Larini si dedicò alla pittura, passione coltivata fin dalla giovinezza. Nel necrologio pubblicato sul Corriere della Sera, la moglie Viviana ne ha ricordato le diverse attività e la personalità, definendolo architetto, pittore, designer, naturalista e pensatore profondo. Con la sua morte scompare una figura legata a una fase significativa della storia politica e finanziaria milanese e nazionale.