Una vasta operazione della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di venti misure cautelari nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali coinvolti nelle indagini sui lavori per la ferrovia ad Alta Velocità Napoli-Bari. L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero Henry John Woodcock ipotizza reati di corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, oltre al contestuale sequestro preventivo dei profitti illeciti registrati nelle tratte ferroviarie di Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano nella giornata di martedì 29 settembre 2026.
Tav tra Napoli e Bari: arresti e sequestri
L’impianto accusatorio evidenzia una rete di favori tra funzionari e aziende per agevolare l’assegnazione delle commesse, la gestione delle contabilità e il superamento dei controlli nei cantieri. In cambio dei benefici concessi, gli indagati avrebbero ricevuto dazioni in contanti, talvolta occultate in confezioni natalizie, unitamente a beni di lusso come orologi di pregio, dispositivi telefonici e soggiorni turistici gratuiti.
Un secondo filone dell’indagine documenta grave sfruttamento lavorativo all’interno del cantiere di Grottaminarda, dove trentaquattro operai di nazionalità egiziana lavoravano in condizioni estreme. Le forze dell’ordine hanno accertato turni massacranti protratti fino a venti ore giornaliere con sole tre o quattro ore di riposo, stipendi inferiori ai minimi contrattuali, assenza di dispositivi di sicurezza e irregolarità nella documentazione sui permessi di soggiorno.
Le verifiche tecniche si sono concentrate anche sui materiali di costruzione impiegati per la realizzazione delle infrastrutture. I carotaggi analizzati hanno rivelato l’uso di calcestruzzo di scarsa qualità con livelli di resistenza insufficienti compresi tra 29 e 32 N/mm², che hanno imposto il blocco dei lavori. Ulteriori irregolarità riguardano lo smaltimento illecito di materiali di scavo contenenti tracce di amianto classificati erroneamente come rifiuti non pericolosi.
Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, è intervenuto sui fatti evidenziando le criticità del quadro legislativo attuale durante la cerimonia del Premio Giancarlo Siani. Il magistrato ha indicato nei subappalti a cascata l’anello debole del sistema economico, spiegando come il frazionamento dei contratti riduca i margini di guadagno leciti e favorisca l’inserimento di tangenti e frodi nella fase di esecuzione delle opere pubbliche.
Il quadro cautelare stabilito dal giudice prevede dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora e tre sospensioni dall’esercizio del pubblico servizio. L’inchiesta prosegue per ricostruire il flusso finanziario generato dalla creazione di fondi neri tramite la fatturazione fittizia usata dagli indagati per alimentare il sistema corruttivo.