Il 21 luglio 2026, migliaia di persone si sono radunate in piazza a Bologna per chiedere verità e giustizia in seguito alla morte di Abderrahim Fakir. Durante il presidio, la nipote Youssra ha preso la parola, esprimendo il dolore della famiglia e sottolineando l’importanza di riconoscere la dignità della persona scomparsa.
Youssra ha dichiarato: “Si chiamava Abderrahim Fakir. Era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via”. La sua testimonianza è stata accolta da un caloroso applauso e dai cori della folla che chiedeva giustizia e la rimozione dello scudo penale.
Richiesta di giustizia
“La nostra non è una richiesta di odio”, ha continuato Youssra, “noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui”. Il presidio, convocato dal sindaco Matteo Lepore, ha visto una partecipazione massiccia, segno di una comunità unita nella ricerca di risposte.
La manifestazione, purtroppo, ha avuto anche un risvolto negativo: nella notte, ci sono stati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con un’auto data alle fiamme. Testimoni hanno riferito di aver visto Fakir già alle 9.30 del mattino, in difficoltà e chiedere aiuto. La sua morte ha scosso profondamente la comunità bolognese, che ora chiede chiarezza e giustizia.