Cronaca urbana

Negozianti impauriti dopo gli scontri nel centro di Milano

Vetrine infrante, saracinesche chiuse e testimonianze raccolte tra le attività commerciali del capoluogo lombardo

Negozianti impauriti dopo gli scontri nel centro di Milano

Nel centro di Milano resta alta la tensione dopo la due giorni di scontri e saccheggi che ha colpito diverse vie commerciali durante il fine settimana. Le attività mostrano ancora i segni delle devastazioni: vetrine spaccate, ingressi protetti con pannelli di legno improvvisati e saracinesche abbassate. Alcuni esercenti hanno scelto di non riaprire, mentre chi è tornato al lavoro racconta di prestare maggiore attenzione a ogni movimento nelle strade.

La paura tra le attività

In via Torino un ambulante ha riferito di avere paura di parlare per il timore di essere riconosciuto e di possibili ritorsioni. Pochi negozianti hanno accettato di raccontare quanto accaduto. Anche in corso Vittorio Emanuele, secondo le testimonianze raccolte, il clima viene descritto come analogo: le persone continuano a frequentare la zona, tra residenti e turisti, ma tra gli operatori resta il timore che le tensioni possano proseguire per tutta la settimana.

Gli addetti del negozio Just in Case, a poche decine di metri dal Duomo, hanno raccontato di avere visto decine di ragazzi incappucciati correre lungo via Torino. Durante i momenti più concitati, il personale ha fatto entrare alcune persone che stavano fuggendo e ha abbassato la saracinesca. Nel locale, hanno riferito, si sarebbero ritrovate circa quaranta persone in attesa che la situazione si calmasse.

Il responsabile dell’attività Mr Vape, sempre in via Torino, ha spiegato che la situazione sarebbe diventata pericolosa rapidamente. Il sabato, ha raccontato, non è stato possibile chiudere in fretta e un gruppo di giovani è entrato nel negozio, provocando danni e distruzioni. L’esercizio era aperto anche oggi, ma i dipendenti si sentono esposti: il personale è pronto a interrompere il lavoro e ad abbassare la saracinesca al minimo segnale di pericolo.

Le richieste degli esercenti

Tra i commercianti c’è anche chi chiede una risposta più severa. Arkady, titolare di una panineria nelle vie centrali, ha sostenuto che le persone portate in questura e poi uscite dopo circa 15 ore dovrebbero contribuire a riparare i danni nelle attività colpite. Il commerciante ha raccontato di avere accolto i clienti mentre famiglie e turisti cercavano di allontanarsi, definendo inaccettabili le devastazioni e distinguendo la protesta pacifica dagli atti di vandalismo.

Dietro le saracinesche, ha aggiunto, ci sono lavoratori e piccoli imprenditori che affrontano ogni giorno le difficoltà del caro vita e che non hanno alcun legame con gli scontri. Nel suo intervento ha espresso inoltre apprezzamento per gli agenti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico. Le sue parole restituiscono il clima di preoccupazione vissuto dagli esercenti, tra il timore di nuove incursioni e la necessità di continuare a garantire l’apertura delle attività.