Proteste al Castello

Proteste al Castello delle Cerimonie dopo la chiusura della struttura

Dipendenti in rivolta dopo la chiusura del Grand Hotel La Sonrisa.

Proteste al Castello delle Cerimonie dopo la chiusura della struttura

La situazione del Castello delle Cerimonie rimane incerta dopo la chiusura del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, avvenuta due settimane fa. Davanti ai cancelli chiusi, si è radunato un centinaio di dipendenti, tra cui camerieri, cuochi e collaboratori, molti dei quali sono volti noti al pubblico grazie al programma di Real Time. Durante la manifestazione, i lavoratori hanno esposto bandiere bianche con lo stemma dell’hotel e hanno indossato magliette e cappellini coordinati, intonando cori di protesta contro la sindaca Ilaria Abagnale. Uno striscione ha sintetizzato il sentimento della giornata: “Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità”. La strada che conduce al municipio è stata bloccata, con un forte dispiegamento di forze dell’ordine a garantire l’ordine pubblico.

Cosa chiedono i lavoratori

I lavoratori, in particolare i caposala Ferdinando Romeo e Gaetano Davide, hanno espresso il loro desiderio di non essere trasferiti altrove. Romeo, con 40 anni di servizio, ha dichiarato: “Questa è casa nostra”. Davide ha chiesto un incontro immediato con le istituzioni, sottolineando che non è accettabile che non ci sia nulla da fare. Le stime sull’impatto occupazionale variano: secondo Repubblica, sono coinvolte 80 famiglie, mentre Il Corriere stima oltre mille persone, considerando anche l’indotto. La richiesta principale, avanzata anche dalla portavoce dei lavoratori Emma Acampora, è di mantenere aperta la struttura almeno fino al 31 ottobre, per consentire la conclusione della stagione e tutelare i clienti con eventi già programmati.

Motivi della chiusura

La chiusura del Grand Hotel La Sonrisa è stata decisa dal Comune, con il ritiro delle licenze confermato dal Consiglio di Stato. La vicenda è legata a una sentenza del tribunale di Torre Annunziata del 2016, ratificata dalla Cassazione nel 2024, che ha definito l’intero complesso come frutto di una lottizzazione abusiva iniziata nel 1979 e proseguita fino a pochi anni fa. Gli edifici, i giardini, tre case, il parcheggio e l’eliporto sono stati acquisiti al patrimonio comunale, con un’area che secondo Repubblica misura 40mila metri quadrati, mentre Il Corriere parla di 44mila metri quadrati. Gli sgomberi dei tre appartamenti occupati dai Polese e dei locali commerciali sono attualmente sospesi, in attesa dei ricorsi al TAR Campania.