Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, esprime incredulità riguardo alla colpevolezza di Valter Lavitola, ex direttore de L’Avanti, accusato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma di essere il mandante di un attentato ai suoi danni. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ranucci ha affermato: “Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo presunto coinvolgimento nell’attentato nei confronti miei e della mia famiglia, sono stati giorni pesantissimi”.
Il conduttore di Report ha raccontato di aver ricevuto la notizia dal suo amico proprio mentre i carabinieri stavano effettuando una perquisizione. “Era agitato. Anche io sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini”, ha aggiunto Ranucci. Nonostante le accuse, il giornalista si dice convinto dell’innocenza di Lavitola e ipotizza un possibile “gesto trasversale”. “Fra di noi penso ci sia un affetto sincero. Quindi posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l’attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male”.
Ranucci ha definito “assurde” le notizie che suggeriscono che la bomba potesse essere un modo per accrescere la sua visibilità. “La storia della bomba come un favore nei miei confronti mi sembra davvero assurda, come quella che sarei andato in cerca di solidarietà. Quella che ho ricevuto è durata il battito d’ali di una farfalla, dalla Commissione di vigilanza Rai ho ricevuto solo insulti. Ma di quale bisogno di visibilità avrei avuto bisogno?” ha dichiarato il giornalista.
Infine, Ranucci ha sottolineato che nell’inchiesta ci sono ancora molte cose che non tornano. “Secondo me c’è qualcosa che non torna. Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli. Però è anche vero che bisogna aspettare ulteriori sviluppi nelle indagini”.