Attivisti in Libia

Rimpatrio per la maggior parte degli attivisti fermati in Libia

Rimpatri previsti per la maggior parte degli attivisti fermati, in attesa di notizie sui due italiani.

Rimpatrio per la maggior parte degli attivisti fermati in Libia

La Global Sumud Flotilla ha comunicato che la maggior parte dei circa 250 attivisti fermati in Libia saranno rimpatriati nei loro paesi di origine, tra cui l’Italia. Gli attivisti erano stati prelevati presso Sirte e successivamente trasferiti a Misurata dai militari libici. Questo avviene dopo che il convoglio di terra, che tentava di raggiungere Gaza, è stato bloccato dalle autorità libiche nella serata di lunedì 25 maggio.

Secondo le fonti dell’organizzazione, i rimpatri sono previsti per oggi. Tuttavia, non ci sono aggiornamenti sui dieci attivisti arrestati e trasferiti a Bengasi, tra cui i due italiani, Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, che sono in attesa di processo come immigrati clandestini. La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, ha dichiarato che non sono ancora riusciti a contattare il personale del consolato italiano a Bengasi.

Le rassicurazioni della Maghreb Sumud Organisation

La Maghreb Sumud Organisation, parte della rete nordafricana della coalizione internazionale, ha rassicurato le famiglie degli attivisti, affermando che tutti i membri del Global Relief Convoy sono al sicuro e stanno bene. In un post su Instagram, hanno promesso di fornire ulteriori aggiornamenti sulle circostanze degli arresti.

Il convoglio di attivisti è stato bloccato dalle forze di sicurezza libiche, che hanno agito in modo violento per disperdere il gruppo. Testimonianze di alcuni attivisti parlano di soldati a volto coperto che hanno strattonato e picchiato coloro che cercavano di resistere. Inoltre, è stato riferito che sono stati utilizzati gas lacrimogeni per sgomberare un gruppo di donne rifugiatesi in una moschea vicina. Una volta costretti a salire sui pullman, gli attivisti sono stati scortati da mezzi militari fino a Misurata.

Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso la speranza che i due italiani arrestati vengano espulsi al più presto, mentre la situazione rimane tesa e incerta per gli attivisti ancora in attesa di chiarimenti legali.